- La riforma in sintesi: cosa prevede il decreto legislativo 62/2024
- Addio alla parola 'handicap': la nuova classificazione della disabilità
- L'INPS al centro dell'accertamento su scala nazionale
- Il ruolo dei docenti nel progetto di vita
- L'Unità di Valutazione Multidimensionale e la scuola
- Budget di progetto: risorse dedicate al sostegno
- Cosa cambia rispetto al passato
- Le incognite della fase di transizione
- Domande frequenti
La riforma in sintesi: cosa prevede il decreto legislativo 62/2024
Dal 1° gennaio 2027 cambierà radicalmente il modo in cui lo Stato italiano accerta e accompagna la disabilità. Il decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 non si limita a ritoccare procedure amministrative: ridisegna l'intera architettura del sistema, dalla terminologia utilizzata nei documenti ufficiali fino alla composizione degli organismi che decidono i percorsi di sostegno per gli alunni con disabilità.
La novità che più direttamente interessa il mondo della scuola è l'ingresso strutturale dei docenti nel cosiddetto progetto di vita, lo strumento attraverso cui si definiscono obiettivi, risorse e interventi personalizzati per ogni persona con disabilità. Non più un coinvolgimento episodico o di facciata, ma una partecipazione obbligatoria, codificata per legge.
Una svolta attesa da anni, che arriva in un momento in cui il sistema scolastico italiano è già attraversato da profonde trasformazioni sul fronte della formazione iniziale dei docenti e del reclutamento.
Addio alla parola 'handicap': la nuova classificazione della disabilità
C'è un dato che può sembrare simbolico, ma che ha un peso normativo e culturale enorme. Con l'entrata in vigore della riforma, la parola "handicap" scompare dalle definizioni ufficiali della legislazione italiana. Un passaggio che allinea finalmente il nostro ordinamento alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata dall'Italia nel 2009 ma mai pienamente recepita nel lessico giuridico interno.
La nuova classificazione della disabilità 2027 adotta i criteri dell'ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Si abbandona un approccio centrato sulla menomazione per passare a una valutazione che tiene conto dell'interazione tra la persona e il contesto in cui vive, studia, lavora.
Non è un cambiamento cosmetico. Nella pratica scolastica, significa che la valutazione di un alunno con disabilità non potrà più fermarsi alla diagnosi clinica, ma dovrà considerare le barriere e i facilitatori presenti nell'ambiente educativo.
L'INPS al centro dell'accertamento su scala nazionale
Fino ad oggi, l'accertamento della disabilità è stato gestito da una costellazione di commissioni mediche territoriali, con criteri e tempistiche che variavano, talvolta drasticamente, da regione a regione. Una famiglia che si trasferiva da Milano a Palermo poteva trovarsi di fronte a un sistema completamente diverso.
Dal 2027, l'INPS assumerà la gestione dell'accertamento della disabilità su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo dichiarato è duplice: uniformare i criteri di valutazione e ridurre i tempi di attesa, che in alcune aree del Paese superano i dodici mesi.
Stando a quanto emerge dal testo del decreto, l'Istituto dovrà garantire procedure standardizzate basate sui già citati criteri ICF, con commissioni integrate da competenze multidisciplinari. Una centralizzazione che ha suscitato reazioni contrastanti tra le associazioni delle famiglie: da un lato il sollievo per la fine delle disparità territoriali, dall'altro il timore che un ente dalla vocazione prevalentemente previdenziale possa non cogliere appieno la complessità della condizione di disabilità in età evolutiva.
Il ruolo dei docenti nel progetto di vita
È forse la novità più significativa per chi lavora nelle aule. Il progetto di vita degli alunni con disabilità non sarà più un documento elaborato altrove, che arriva alla scuola come un pacchetto preconfezionato. I docenti parteciperanno attivamente alla sua stesura.
Il progetto di vita diventa uno strumento unitario, che accompagna la persona con disabilità in tutte le dimensioni dell'esistenza: salute, istruzione, formazione, lavoro, vita sociale. Per quanto riguarda la componente scolastica, saranno gli insegnanti, in particolare quelli di sostegno ma non solo, a contribuire alla definizione degli obiettivi educativi, delle strategie didattiche e delle risorse necessarie.
Questo cambiamento presuppone una preparazione specifica. Chi aspira a diventare docente di sostegno dovrà confrontarsi con competenze nuove, che vanno ben oltre la didattica tradizionale. Il percorso di specializzazione tramite TFA per il sostegno acquista, in questa prospettiva, un'importanza ancora maggiore.
Dalla collegialità alla corresponsabilità
Il decreto segna un passaggio sottile ma sostanziale. Oggi il docente di sostegno opera all'interno del PEI (Piano Educativo Individualizzato), uno strumento importante ma circoscritto all'ambito scolastico. Con la riforma, il PEI confluisce nel progetto di vita e il docente diventa corresponsabile di un percorso che travalica i confini dell'istituto scolastico.
Una responsabilità nuova, che richiederà formazione, tempo e, inevitabilmente, risorse aggiuntive.
L'Unità di Valutazione Multidimensionale e la scuola
L'Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) è l'organismo che elabora il profilo di funzionamento della persona con disabilità e predispone il progetto di vita. Fino ad ora, la presenza della scuola in queste commissioni era prevista ma non sempre garantita. Spesso i docenti venivano coinvolti in modo tardivo o puramente formale.
Il decreto legislativo 62/2024 cambia le regole del gioco: un rappresentante della scuola dovrà partecipare obbligatoriamente ai lavori dell'UVM. Non si tratta di una facoltà, ma di un obbligo normativo. L'insegnante siederà allo stesso tavolo di medici, psicologi, assistenti sociali e familiari.
La composizione dell'Unità di Valutazione Multidimensionale includerà dunque:
- Professionisti sanitari (neuropsichiatra infantile, fisiatra, psicologo)
- Assistente sociale del Comune di residenza
- Docente dell'istituzione scolastica frequentata dall'alunno
- La famiglia o chi esercita la responsabilità genitoriale
- La persona con disabilità stessa, quando possibile
Un modello che punta a superare la frammentazione tra sanitario, sociale ed educativo, problema cronico del sistema italiano di presa in carico della disabilità.
Budget di progetto: risorse dedicate al sostegno
Parole e buone intenzioni non bastano, servono risorse. Il decreto introduce il concetto di budget di progetto per il sostegno degli alunni con disabilità: un insieme coordinato di risorse, umane, strumentali e finanziarie, che vengono assegnate in funzione del progetto di vita e non più sulla base di criteri rigidamente predeterminati.
Il budget di progetto dovrebbe consentire una maggiore flessibilità nell'allocazione delle risorse. Se un alunno necessita di un ausilio tecnologico piuttosto che di ore aggiuntive di sostegno, il budget potrà essere modulato di conseguenza. L'idea è quella di passare da una logica di prestazione standard a una logica di risposta personalizzata.
Restano però diverse incognite. Chi gestirà concretamente questi budget? Con quali fondi saranno alimentati? Il decreto fissa i principi, ma i decreti attuativi, che dovranno tradurre il principio in pratica operativa, sono ancora attesi.
Cosa cambia rispetto al passato
Per comprendere la portata della riforma, vale la pena mettere a confronto il sistema attuale con quello che entrerà in vigore nel 2027.
Accertamento della disabilità:
- Prima: commissioni ASL territoriali, con criteri eterogenei tra regioni
- Dal 2027: accertamento centralizzato in capo all'INPS, criteri uniformi su scala nazionale basati sull'ICF
Terminologia:
- Prima: il termine "handicap" era ancora presente nella normativa (legge 104/1992)
- Dal 2027: si parla esclusivamente di "condizione di disabilità"
Ruolo della scuola:
- Prima: partecipazione del docente alla stesura del PEI, con coinvolgimento limitato nella valutazione complessiva
- Dal 2027: presenza obbligatoria del docente nell'UVM, contributo diretto al progetto di vita
Risorse:
- Prima: assegnazione di ore di sostegno secondo parametri standardizzati
- Dal 2027: budget di progetto modulabile in base alle esigenze specifiche dell'alunno
Si tratta, come sottolineato da diversi esperti di diritto scolastico, del cambiamento più profondo nel settore della disabilità scolastica dalla legge 104 del 1992.
Le incognite della fase di transizione
Mancano meno di nove mesi all'entrata in vigore della riforma, e il quadro attuativo non è ancora completo. Le scuole attendono indicazioni operative precise: come verrà selezionato il docente che parteciperà all'UVM? Quale formazione sarà richiesta? Come si coordineranno i tempi della scuola, notoriamente rigidi, con quelli delle valutazioni multidimensionali?
C'è poi la questione delle risorse umane. L'Italia continua a fare i conti con una cronica carenza di docenti specializzati nel sostegno. Le recenti procedure concorsuali, come il concorso PNRR 2 per la scuola dell'infanzia e primaria, hanno iniziato a colmare parte del fabbisogno, ma il percorso è ancora lungo.
La riforma della disabilità 2027 ha il merito di mettere al centro la persona e di riconoscere finalmente alla scuola un ruolo pieno nella costruzione del progetto di vita. La sfida, ora, è trasformare un impianto normativo ambizioso in pratiche quotidiane efficaci. E su questo fronte, la storia italiana insegna che il passaggio dalla legge alla realtà è sempre il tratto più accidentato del cammino.