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Maturità 2026, studenti occupano un liceo a Milano: «L'esame così è impoverito, servono più materie al colloquio»
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Maturità 2026, studenti occupano un liceo a Milano: «L'esame così è impoverito, servono più materie al colloquio»

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La protesta contro la riforma introdotta dal decreto legge 127/2025: il colloquio orale rischia di trasformarsi in un'interrogazione nozionistica, denunciano gli studenti. La questione rilancia il dibattito sul senso stesso dell'esame di Stato

La protesta a Milano: un liceo occupato contro la riforma

Non è la prima volta che la maturità diventa terreno di scontro tra le nuove generazioni e le scelte del legislatore. Ma stavolta la tensione ha superato la soglia della semplice contestazione verbale. Gli studenti di un liceo di Milano hanno occupato l'istituto per protestare contro la riforma della maturità 2026, introdotta dal decreto legge n. 127 del 9 settembre 2025. Un gesto forte, che riporta l'attenzione su una questione tutt'altro che marginale: quale esame di Stato vogliamo per i nostri ragazzi?

L'occupazione è scattata lunedì mattina. Gli studenti hanno preso possesso degli spazi comuni e delle aule, organizzando assemblee permanenti e producendo documenti in cui illustrano le ragioni della mobilitazione. Nessun episodio di violenza, precisano i rappresentanti d'istituto, ma una protesta che intende essere visibile e duratura.

Cosa prevede il decreto legge 127/2025

Al centro della contestazione c'è la riforma della maturità 2026 così come ridisegnata dal decreto legge n. 127 del 9 settembre 2025. Il provvedimento, stando a quanto emerge dalla lettura del testo normativo e dalle indicazioni ministeriali, interviene sulla struttura dell'esame di Stato con un taglio significativo delle materie coinvolte nel colloquio orale.

La riduzione del perimetro disciplinare del colloquio rappresenta il punto più controverso. Dove prima l'esame prevedeva un confronto su un ventaglio ampio di discipline, la nuova architettura restringe il campo, concentrando la prova orale su un numero inferiore di materie. Una scelta che il Ministero ha giustificato con l'obiettivo di rendere l'esame più snello e meno gravoso per i candidati.

Ma gli studenti milanesi la vedono in modo diametralmente opposto.

Le ragioni degli studenti: un esame svuotato di senso

La parola che ricorre di più nei comunicati usciti dal liceo occupato è una: impoverimento. Per chi si prepara ad affrontare la maturità nel 2026, ridurre le materie al colloquio non significa semplificare. Significa svilire.

«Ci stanno trasformando l'esame in un'interrogazione nozionistica», è la sintesi che arriva dagli studenti. Il ragionamento è lineare: meno materie significa meno possibilità di costruire collegamenti interdisciplinari, meno spazio per dimostrare competenze trasversali, meno occasioni per valorizzare un percorso di studi quinquennale nella sua interezza.

C'è un paradosso che i ragazzi colgono con lucidità. Per anni la scuola italiana ha predicato l'importanza delle competenze trasversali, del pensiero critico, della capacità di mettere in relazione saperi diversi. E ora, proprio nel momento culminante del percorso scolastico, la riforma sembra andare nella direzione opposta, favorendo una preparazione settoriale e frammentata.

Il nodo del colloquio orale e la riduzione delle materie

Il colloquio orale della maturità è stato storicamente il cuore dell'esame di Stato. Il momento in cui lo studente dimostra non solo di aver studiato, ma di saper ragionare, argomentare, collegare. Le riforme degli ultimi anni hanno più volte modificato la struttura della prova, oscillando tra formule diverse: dalla tesina al documento-stimolo, dal percorso tematico alla trattazione pluridisciplinare.

Con la nuova impostazione prevista per il 2026, la riduzione delle materie rischia, secondo i critici, di appiattire il colloquio su una verifica puntuale di contenuti, più simile a un'interrogazione di fine quadrimestre che a una prova di maturità. Il rischio, avvertono docenti e studenti, è quello di un esame che non riesce più a misurare ciò che dovrebbe: la crescita complessiva dello studente.

Non è un caso che il dibattito sulla capacità della scuola di comunicare con le nuove generazioni sia più acceso che mai. Come ha sottolineato di recente il professore e divulgatore Vincenzo Schettini, la scuola fatica sempre più a parlare il linguaggio dei giovani, e una riforma percepita come regressiva non fa che allargare la distanza.

Una scuola che fatica a parlare ai giovani

L'occupazione milanese non nasce nel vuoto. Si inserisce in un clima di crescente malessere studentesco che attraversa l'intero sistema scolastico italiano. La percezione diffusa, tra chi siede ancora dietro ai banchi, è quella di un'istituzione che prende decisioni sul loro futuro senza consultarli, che semplifica dove servirebbe approfondire, che taglia dove servirebbe investire.

È un tema che si intreccia con quello, più ampio, della motivazione degli studenti nelle fasi cruciali dell'anno scolastico. Se l'esame finale perde di significato agli occhi di chi lo deve sostenere, l'effetto a cascata sul percorso di preparazione è inevitabile. Perché studiare cinque materie in modo approfondito se all'esame ne serviranno tre?

La riforma, insomma, non incide solo sulla struttura della prova. Modifica, a monte, il messaggio che la scuola manda ai propri studenti su ciò che conta e ciò che non conta.

Cosa chiedono gli studenti

Le richieste uscite dall'assemblea del liceo milanese sono chiare e articolate:

  • Ripristino di un colloquio pluridisciplinare ampio, che coinvolga un numero maggiore di materie e consenta collegamenti tra ambiti diversi del sapere.
  • Più risorse per la scuola pubblica, a partire da investimenti su laboratori, materiali didattici e formazione dei docenti.
  • Valorizzazione reale di tutte le discipline, senza gerarchie implicite tra materie di serie A e materie di serie B.
  • Coinvolgimento degli studenti nei processi decisionali che riguardano la struttura degli esami.

Sono richieste che vanno oltre la contingenza della protesta. Toccano il cuore di una domanda che il sistema scolastico italiano si trascina da decenni: a cosa serve davvero l'esame di maturità? A certificare nozioni apprese o a misurare la capacità di pensare?

La questione resta aperta. Il Ministero, per ora, non ha dato segnali di ripensamento sulla riforma. Ma la mobilitazione milanese potrebbe non restare un caso isolato. Nelle prossime settimane si capirà se la protesta si estenderà ad altri istituti e se la politica deciderà di ascoltare le ragioni di chi, quell'esame, dovrà viverlo sulla propria pelle.

Pubblicato il: 25 marzo 2026 alle ore 09:00

Domande frequenti

Quali sono i principali cambiamenti introdotti dal decreto legge 127/2025 sulla maturità 2026?

Il decreto legge 127/2025 riduce significativamente il numero di materie oggetto del colloquio orale all'esame di maturità, con l'obiettivo di rendere la prova più snella e meno gravosa per i candidati.

Perché gli studenti del liceo di Milano hanno occupato la scuola?

Gli studenti hanno occupato il liceo per protestare contro la riforma della maturità 2026, ritenendo che la riduzione delle materie al colloquio orale impoverisca l'esame e limiti la possibilità di dimostrare competenze trasversali e collegamenti interdisciplinari.

Quali sono le principali critiche mosse dagli studenti alla nuova struttura del colloquio orale?

Gli studenti criticano la nuova struttura perché ritengono che, concentrandosi su poche materie, il colloquio orale rischi di diventare una semplice interrogazione nozionistica, perdendo la capacità di valutare la crescita complessiva e il pensiero critico maturato durante il percorso scolastico.

Cosa chiedono gli studenti nella loro protesta?

Gli studenti chiedono il ripristino di un colloquio pluridisciplinare che coinvolga più materie, maggiori risorse per la scuola pubblica, valorizzazione di tutte le discipline e un reale coinvolgimento degli studenti nei processi decisionali riguardanti la maturità.

Quali rischi evidenziano docenti e studenti riguardo la riforma della maturità?

Docenti e studenti avvertono che la riforma rischia di appiattire l'esame su una verifica puntuale di contenuti, riducendo la capacità della scuola di parlare ai giovani e di misurare le competenze trasversali e la crescita globale degli studenti.

Qual è la posizione del Ministero rispetto alle proteste studentesche?

Al momento, il Ministero non ha dato segnali di ripensamento sulla riforma e resta fermo sulle modifiche previste per la maturità 2026, nonostante la mobilitazione degli studenti.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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