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Lista di ragazze da violentare trovata su un tablet a scuola: il caso che scuote Roma
Scuola

Lista di ragazze da violentare trovata su un tablet a scuola: il caso che scuote Roma

Disponibile in formato audio

Un'insegnante scopre l'elenco con tre nomi durante una lezione. La Procura dei Minori avvia le indagini, emerge anche un giro di foto modificate in una chat di gruppo

Il ritrovamento sul tablet

Una lista con i nomi di tre ragazze da violentare. Scritta nero su bianco, salvata su un tablet in dotazione agli studenti di una scuola di Roma. A trovarla è stata una docente, durante una normale attività didattica. Quello che poteva sembrare un controllo di routine si è trasformato in un momento di sgomento che ha fatto scattare immediatamente l'allarme.

L'insegnante ha segnalato il ritrovamento alla dirigenza scolastica, che a sua volta ha allertato le autorità competenti. Stando a quanto emerge, la Procura dei Minori di Roma ha avviato verifiche già nelle ore successive alla scoperta, mentre la Polizia è stata incaricata di individuare gli autori della lista.

Il fatto, avvenuto in un istituto della Capitale di cui non sono state diffuse ulteriori generalità a tutela dei minori coinvolti, riporta al centro del dibattito pubblico la questione della violenza di genere tra giovanissimi e dell'uso distorto degli strumenti digitali nelle scuole.

Tre nomi e una denuncia di molestie

La lista conteneva i nomi di tre studentesse. Non un generico elenco, ma un documento che, secondo i primi riscontri investigativi, lascerebbe intendere una pianificazione esplicita di atti di violenza sessuale. Un dettaglio che ha reso il caso particolarmente grave agli occhi degli inquirenti.

Nel corso delle prime verifiche, una delle ragazze coinvolte ha riferito di aver subito molestie durante una festa, un episodio che potrebbe essere collegato alla redazione della lista stessa. La testimonianza della studentessa è ora al vaglio della Procura, che sta cercando di ricostruire la cronologia dei fatti e le dinamiche relazionali all'interno del gruppo di studenti sospettati.

È un particolare che aggrava ulteriormente il quadro: non si tratterebbe, insomma, di una bravata rimasta sulla carta, ma di un contesto in cui episodi concreti di violenza potrebbero essersi già verificati.

La chat di gruppo e le foto modificate

L'indagine ha portato alla luce anche un altro elemento inquietante. Gli investigatori hanno individuato una chat di gruppo tra studenti in cui circolavano foto modificate delle ragazze, presumibilmente alterate con intento denigratorio o sessualizzante. Lo scambio di immagini manipolate configura potenziali ipotesi di reato legate al cyberbullismo e, in alcuni casi, potrebbe rientrare nelle fattispecie previste dal codice penale in materia di diffamazione e atti persecutori.

La legge 71 del 2017, che disciplina specificamente la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo tra minori, prevede che episodi di questo tipo vengano segnalati al Garante per la protezione dei dati personali e possano dar luogo a provvedimenti di ammonimento da parte del Questore. Ma quando le condotte sfociano in molestie sessuali o minacce di violenza, il perimetro si allarga ben oltre il bullismo digitale.

Il fenomeno dell'uso distorto della tecnologia tra i banchi di scuola non è nuovo. Già si è discusso a lungo delle opportunità e dei rischi legati alla Rivoluzione Didattica: La Visione di Giannelli Sull'Intelligenza Artificiale nella Scuola, ma casi come questo dimostrano che la sfida educativa va molto oltre la didattica innovativa e tocca la formazione etica e relazionale degli studenti.

La reazione della scuola

Il dirigente scolastico dell'istituto si è detto "colpito e profondamente addolorato" per quanto accaduto. Come sottolineato dalla stessa presidenza, la scuola ha collaborato fin dal primo momento con le forze dell'ordine, mettendo a disposizione i dispositivi e le informazioni necessarie alle indagini.

La vicenda solleva interrogativi sulla capacità delle istituzioni scolastiche di monitorare l'utilizzo dei dispositivi digitali da parte degli alunni. Il tablet su cui è stata rinvenuta la lista era uno strumento in uso condiviso, il che complica l'identificazione del responsabile ma al tempo stesso evidenzia una falla nei protocolli di controllo.

Non si tratta di un caso isolato nel panorama scolastico italiano. Gli episodi di violenza tra studenti, anche di natura fisica, continuano a moltiplicarsi in tutta la penisola, come testimonia la recente Aggressione di gruppo a Montebelluna: studente difende un compagno e viene picchiato da 15 bulli. Un quadro che racconta una scuola sempre più alle prese con emergenze che travalicano la dimensione puramente educativa.

Indagini in corso e possibili collegamenti

La Polizia sta lavorando per risalire agli autori della lista e per verificare eventuali collegamenti con altri episodi segnalati nello stesso istituto o in contesti limitrofi. L'ipotesi degli inquirenti è che il documento trovato sul tablet non sia un atto estemporaneo, ma il prodotto di un clima di gruppo in cui la violenza di genere veniva normalizzata, anche attraverso lo scambio di materiale nella chat.

Le indagini si concentrano ora su diversi fronti:

  • L'analisi forense del tablet e degli altri dispositivi sequestrati, per tracciare chi abbia creato e salvato la lista
  • La ricostruzione dei contenuti della chat di gruppo, incluse le foto modificate
  • L'audizione protetta delle tre studentesse i cui nomi comparivano nell'elenco
  • La verifica della testimonianza relativa alle molestie avvenute durante la festa

La Procura dei Minori, competente per i reati commessi da soggetti infradiciottenni, procede con le cautele previste dalla normativa a tutela dei minori, sia delle vittime che dei presunti responsabili.

Un fenomeno che non si può più ignorare

Ogni volta che un caso simile emerge, la reazione pubblica oscilla tra indignazione e rassegnazione. Eppure i numeri parlano chiaro: secondo i dati più recenti diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, le segnalazioni di episodi di bullismo e cyberbullismo nelle scuole italiane sono in costante crescita. E quando alla prevaricazione si aggiunge la componente sessuale, il fenomeno assume contorni ancora più allarmanti.

La questione resta aperta. Le scuole chiedono più risorse per la prevenzione, gli esperti invocano programmi strutturati di educazione all'affettività e al rispetto, le famiglie spesso scoprono troppo tardi cosa accade sui dispositivi dei propri figli. Nel frattempo, su un tablet di una scuola romana, qualcuno aveva messo per iscritto un progetto di violenza contro tre compagne. E se un'insegnante non lo avesse trovato, forse nessuno lo avrebbe mai saputo.

Pubblicato il: 20 aprile 2026 alle ore 15:41

Domande frequenti

Come è stata scoperta la lista di ragazze da violentare nella scuola di Roma?

La lista è stata trovata da una docente durante una normale attività didattica su un tablet in dotazione agli studenti. L'insegnante ha subito segnalato il ritrovamento alla dirigenza scolastica, che ha poi allertato le autorità competenti.

Quali sono le ipotesi investigative emerse riguardo la lista e i suoi autori?

Le indagini suggeriscono che la lista possa essere il risultato di una pianificazione esplicita di atti di violenza sessuale e non una semplice bravata. La Procura dei Minori e la Polizia stanno analizzando dispositivi e chat per identificare i responsabili e verificare eventuali collegamenti con altri episodi.

Che ruolo ha avuto la scuola nella gestione del caso?

La scuola ha collaborato fin dal primo momento con le forze dell'ordine, fornendo dispositivi e informazioni utili alle indagini. Il dirigente scolastico ha espresso sgomento e ha sottolineato la necessità di migliorare il monitoraggio dell'uso dei dispositivi digitali da parte degli studenti.

Quali reati potrebbero configurarsi in seguito alla diffusione di foto modificate e alla chat di gruppo?

La diffusione di immagini manipolate a scopo denigratorio o sessualizzante può configurare reati come il cyberbullismo, la diffamazione e gli atti persecutori. In presenza di molestie sessuali o minacce di violenza, le condotte sono perseguite penalmente e vanno oltre il semplice bullismo digitale.

Quali sono le misure richieste per prevenire casi simili nelle scuole italiane?

Esperti e scuole chiedono più risorse per la prevenzione, programmi strutturati di educazione all'affettività e al rispetto, e un controllo più attento sull'utilizzo degli strumenti digitali. La formazione etica e relazionale degli studenti è considerata fondamentale per contrastare questi fenomeni.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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