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Educare all’amore: La pedagogia dell’inclusione nella scuola secondo Salvo Morghese
Scuola

Educare all’amore: La pedagogia dell’inclusione nella scuola secondo Salvo Morghese

Disponibile in formato audio

A Castellammare del Golfo una riflessione sul valore della fiducia e del riconoscimento nella formazione dei giovani, ispirata agli insegnamenti di Gesù

Educare all’amore: La pedagogia dell’inclusione nella scuola secondo Salvo Morghese

Indice dei Paragrafi

  1. Premessa: Il richiamo all’inclusione nell’educazione odierna
  2. L’intervento di Salvo Morghese a Castellammare del Golfo
  3. L’insegnamento di Gesù e la pedagogia dell’amore
  4. Inclusione scolastica: oltre la selezione e la valutazione
  5. Nessuno studente escluso: la forza del riconoscimento preventivo
  6. La scuola come comunità di fiducia e rispetto
  7. Nuove prospettive per una valutazione educativa
  8. Educare all’amore: sfide e opportunità per la scuola contemporanea
  9. Sintesi e prospettive future

1. Premessa: Il richiamo all’inclusione nell’educazione odierna

Nel contesto del mondo scolastico attuale, la scuola italiana si trova quotidianamente a confrontarsi con le sfide della misurazione, della valutazione e della certificazione dei percorsi formativi degli studenti. Queste pratiche, pur necessarie per garantire standard e obiettivi condivisi, rischiano spesso di mettere in secondo piano quella dimensione profondamente umana che caratterizza ogni vero processo educativo: il riconoscimento dell’unicità della persona e l’inclusione di ogni alunno. L’editoriale di oggi prende spunto dalle parole di Salvo Morghese, arciprete che a Castellammare del Golfo ha saputo offrire una riflessione densa di significati sull’educare all’amore e sull’importanza di una scuola che sappia accogliere tutti, senza esclusioni, ispirandosi al messaggio universale di Gesù.

2. L’intervento di Salvo Morghese a Castellammare del Golfo

Durante un incontro pubblico tenutosi a Castellammare del Golfo, Salvo Morghese ha espresso con chiarezza un pensiero tanto semplice quanto rivoluzionario: «L’amore non è per alcuni, ma per tutti». La sua riflessione, accolta con attenzione da un’ampia platea di docenti, studenti e genitori, ha posto al centro il valore dell’inclusione scolastica, ribadendo che nessuno studente deve essere escluso dal riconoscimento. La sua proposta di una "pedagogia del riconoscimento preventivo" getta le basi per un rinnovamento profondo del modo in cui la scuola guarda i propri alunni: non solo risultati, non soltanto medie aritmetiche, ma fiducia riposta nelle potenzialità di ciascuno, prima ancora della dimostrazione empirica delle sue capacità.

Morghese ha inoltre invitato i docenti a dare fiducia agli alunni prima dei risultati, sottolineando quanto sia centrale il ruolo dell’insegnante come figura di riferimento affettivo, morale e sociale, capace di educare attraverso l’inclusione anziché selezionare attraverso la prestazione.

3. L’insegnamento di Gesù e la pedagogia dell’amore

Non casualmente Morghese attinge agli insegnamenti di Gesù, una figura basilare nella tradizione cristiana che mai ha scommesso sulla selezione, sull’esclusione, o sulla marginalizzazione di chi era ritenuto “meno degno”. Anzi, proprio il messaggio evangelico è stato per secoli promotore di una scuola dell’inclusione e della dignità di ogni persona. Nella narrazione evangelica incontriamo un Gesù che si china su chi è ai margini, che dialoga con chi è diverso, che accoglie bambini e stranieri senza pregiudizio alcuno.

Educare all’amore, secondo questa visione, significa educare prima di tutto all’accoglienza e al rispetto radicale della persona, valore imprescindibile in ogni processo di formazione autentica. Questo approccio diventa tanto più attuale oggi, quando le differenze nei contesti scolastici si moltiplicano (culturali, linguistiche, sociali, di rendimento) e si impone con urgenza una pedagogia capace di includere tutti senza eccezioni.

4. Inclusione scolastica: oltre la selezione e la valutazione

Analizzando la scuola moderna, emerge chiaramente come il sistema educativo sia spesso orientato più verso processi di selezione che di inclusione. I sistemi di valutazione tradizionali, le prove standardizzate e le griglie oggettive rischiano di appiattire la complessità delle biografie personali degli studenti. È qui che la proposta di una pedagogia del riconoscimento preventivo, così cara a Salvo Morghese e centrale nel dibattito sull’educazione inclusiva, si fa innovativa.

Proporre l’inclusione significa affermare che ogni bambino, ogni ragazzo, ha diritto non solo a essere accolto, ma a essere riconosciuto nei suoi talenti e nelle sue fragilità, prima ancora di qualsiasi esame o valutazione. Ciò comporta un cambio di paradigma nella scuola che vuole conoscere, valorizzare e accompagnare, anziché misurare e selezionare. Questo approccio prefigura un ambiente in cui l’inclusione scolastica non è semplice concessione, ma pietra miliare del progetto educativo.

5. Nessuno studente escluso: la forza del riconoscimento preventivo

Uno degli assi portanti della visione di Morghese è il principio che nessuno studente deve essere escluso dal riconoscimento. Questo assunto trasforma radicalmente la dinamica tra docente e discente. Riconoscere preventivamente significa offrire fiducia incondizionata, scommettere sulle risorse non ancora pienamente emerse dell’alunno e stimolare la crescita personale e collettiva.

Gli effetti del riconoscimento preventivo

  • Aumento dell’autostima: Ogni studente, sentendosi visto e valorizzato, acquisisce maggiore fiducia nelle proprie capacità.
  • Riduzione della dispersione scolastica: L’inclusione attiva contribuisce a motivare anche chi si sente in difficoltà, riducendo il fenomeno dell’abbandono.
  • Clima relazionale positivo: Una scuola basata sul rispetto reciproco promuove la collaborazione e la solidarietà tra pari.
  • Sviluppo di competenze trasversali: L’educazione inclusiva allena all’empatia, alla comunicazione, alla gestione dei conflitti.

Questi benefici, fondamentali nella formazione di cittadini consapevoli e responsabili, sono testimoniati anche da numerose ricerche condotte in ambito pedagogico e psicologico.

6. La scuola come comunità di fiducia e rispetto

Perché la scuola possa realmente essere luogo di educazione inclusiva è necessario che si costituisca come comunità di fiducia e rispetto reciproco. La relazione educativa non può esaurirsi nell’adempimento formale della valutazione, ma deve diventare cura della persona nella sua interezza.

Elementi chiave di una scuola inclusiva:

  • Relazione docente-alunno: Il docente promuove il dialogo, ascolta, accompagna e sostiene.
  • Centralità della persona: Ogni studente è visto nella sua unicità, non come semplice numero o somma di voti.
  • Didattica personalizzata: L’insegnamento si adatta ai bisogni del gruppo e del singolo, valorizzando punti di forza e lavorando sulle fragilità.
  • Collaborazione scuola-famiglia: Coinvolgere i genitori nel progetto educativo, condividendo obiettivi e strategie di inclusione.
  • Valorizzazione delle diversità: L’aula è luogo di incontro tra storie e culture diverse, incentivo al dialogo e alla crescita.

Rendere la scuola una comunità coesa significa anche contrastare ogni forma di esclusione, bullismo e discriminazione, lavorando sulla prevenzione attraverso una cultura del rispetto diffuso.

7. Nuove prospettive per una valutazione educativa

Uno dei punti più complessi del dibattito contemporaneo riguarda proprio il passaggio dalla semplice valutazione sommativa (basata sui risultati) a una valutazione formativa (centrata sul processo e sulla crescita personale). La visione di Salvo Morghese, fortemente influenzata dai principi dell’educare all’amore, spinge a riflettere sui limiti delle attuali pratiche di certificazione e a varare strumenti più flessibili e personalizzati.

Possibili azioni per rinnovare la valutazione scolastica:

  1. Valutare il percorso, non solo l’esito: Osservare e valorizzare il percorso di apprendimento personale di ciascun alunno.
  2. Porre in essere feedback costruttivi: Offrire costantemente indicazioni utili per migliorare e crescere.
  3. Coinvolgimento attivo degli studenti: Fare dell’auto-valutazione e della valutazione tra pari uno strumento di responsabilizzazione.
  4. Obiettivi personalizzati: Definire obiettivi commisurati alle capacità e ai ritmi di apprendimento del singolo.

Queste strategie favoriscono l’inclusione scolastica e si iscrivono pienamente nella prospettiva della pedagogia del riconoscimento preventivo. La sfida, oggi, è portare questi principi nella prassi quotidiana delle aule, attraverso la formazione degli insegnanti e il sostegno delle istituzioni.

8. Educare all’amore: sfide e opportunità per la scuola contemporanea

Educare all’amore, nelle parole di Salvo Morghese, non è posizione di semplicità morale, ma impegno concreto e quotidiano. Le nuove generazioni crescono in contesti sempre più complessi, segnati da frammentazione, competizione e ansia da prestazione. In questo scenario è urgente un ritorno a una scuola come comunità di accoglienza, in cui siano riconosciute e valorizzate tutte le potenzialità, senza esclusioni.

Le principali sfide:

  • Formazione continua degli insegnanti: Aiutare i docenti a sviluppare competenze relazionali, empatiche e motivazionali.
  • Integrazione interculturale: Gestire classi sempre più eterogenee rispettando le specificità linguistiche, culturali e religiose.
  • Prevenzione del disagio: Costruire ambienti capaci di accogliere la fragilità e promuovere il benessere psicologico.
  • Collaborazione a rete: Coinvolgere enti territoriali, istituzioni, famiglie e associazioni per creare una comunità educante.

Allo stesso tempo, non mancano opportunità per chi crede in una scuola nuova, consapevole di essere laboratorio di democrazia, di solidarietà e di crescita integrale della persona.

9. Sintesi e prospettive future

In conclusione, il dibattito aperto dalle parole di Salvo Morghese a Castellammare del Golfo rappresenta una vera e propria chiamata alla responsabilità educativa di ogni docente, dirigente e operatore scolastico. Educare all’amore non è utopia, ma scelta radicale e necessaria per costruire una scuola davvero inclusiva, dove "nessuno studente sia escluso" e dove la fiducia e il rispetto della persona precedano ogni forma di giudizio.

L’insegnamento di Gesù, rilevato come modello da Morghese, si traduce oggi in pratiche educative improntate all’ascolto, alla personalizzazione, alla valorizzazione delle differenze. Solo una pedagogia del riconoscimento preventivo può favorire agio, successo scolastico e sviluppo umano integrale. La sfida della scuola contemporanea è dunque quella di non limitarsi a misurare il sapere, ma di saper vedere, riconoscere e rispettare ogni studente nella sua unicità.

Passando dal riconoscimento formale a quello sostanziale, dalla selezione all’inclusione, si resta fedeli a una tradizione educativa che viene da lontano ma che, ancora oggi, si rivela la più attuale. Sono queste le basi per una scuola che educa all’amore, nella piena consapevolezza che «l’amore non è per alcuni, ma per tutti».

Pubblicato il: 12 gennaio 2026 alle ore 15:44

Redazione EduNews24

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