Loading...
Dad a maggio, quasi metà dei docenti è favorevole: la benzina costa troppo. E 8 su 10 vogliono i collegi online
Scuola

Dad a maggio, quasi metà dei docenti è favorevole: la benzina costa troppo. E 8 su 10 vogliono i collegi online

Disponibile in formato audio

Un sondaggio su oltre 1.600 partecipanti fotografa una scuola spaccata: la maggioranza resta contraria alla didattica a distanza, ma il caro energia spinge quasi il 47% degli insegnanti a chiedere il ritorno alle lezioni da remoto. Plebiscito per i collegi docenti in modalità telematica.

Il sondaggio: numeri e campione

La didattica a distanza torna a far discutere. Non per un'emergenza sanitaria, questa volta, ma per una questione che ha poco a che fare con i virus e molto con il portafoglio. Un sondaggio che ha coinvolto 1.655 persone tra docenti, genitori, studenti e dirigenti scolastici restituisce l'immagine di una scuola italiana lacerata tra la consapevolezza che la Dad penalizzi la qualità dell'insegnamento e la constatazione, amara, che raggiungere ogni giorno il proprio istituto è diventato un lusso.

Il campione è composto in larga parte da insegnanti (1.403, pari all'84,7%), seguiti da 142 genitori, 45 studenti e 17 dirigenti scolastici. Numeri che, pur non avendo la pretesa di una rilevazione statistica certificata, offrono uno spaccato significativo del sentire di chi la scuola la vive ogni giorno.

Docenti spaccati: chi dice no e chi dice sì per necessità

Il dato che colpisce di più è la frattura interna al corpo docente. Il 52,82% degli insegnanti si dichiara contrario al ritorno della didattica a distanza nel mese di maggio. La Dad, sostengono, impoverisce la relazione educativa, riduce la partecipazione degli studenti, rende impossibili verifiche attendibili. Argomenti noti, già ampiamente dibattuti durante la pandemia.

Eppure, il 46,40% dei docenti si dice favorevole. Non per pigrizia, non per comodità. Il motivo è uno solo: il caro benzina. Quasi la metà degli insegnanti italiani interpellati ammette che i costi di trasporto per raggiungere la sede di servizio sono diventati insostenibili, al punto da rendere preferibile una soluzione che loro stessi riconoscono come didatticamente inferiore.

Una percentuale che, stando a quanto emerge dai commenti liberi raccolti nel sondaggio, è destinata a crescere se la situazione dei prezzi al distributore non dovesse migliorare nelle prossime settimane. Chi insegna a decine di chilometri da casa, magari in una sede ottenuta dopo anni di graduatoria, sa bene cosa significa spendere 200 o 300 euro al mese solo per il carburante, su stipendi che restano tra i più bassi d'Europa per la categoria.

Collegi docenti online: il vero plebiscito

Se sulla Dad le opinioni sono divise, c'è un punto su cui il consenso è schiacciante. L'88,95% degli insegnanti si dichiara favorevole allo svolgimento dei collegi docenti in modalità online. Otto su dieci, senza esitazioni.

Il dato non sorprende chi conosce le dinamiche interne della scuola. I collegi docenti, spesso convocati in orari pomeridiani, costringono molti insegnanti a un secondo viaggio verso l'istituto, con costi aggiuntivi di trasporto e tempi di percorrenza che, nelle aree meno servite dal trasporto pubblico, possono superare le due ore complessive. La riunione stessa dura talvolta meno del tragitto per raggiungerla.

Durante il periodo pandemico, la modalità telematica per gli organi collegiali era diventata prassi consolidata. Molte scuole hanno poi mantenuto la possibilità di riunioni miste, ma la normativa non ha mai recepito in modo organico questa opzione, lasciando la decisione alla discrezionalità dei singoli dirigenti. Un sondaggio della Gilda degli Insegnanti sulle richieste dei docenti in materia di contratto e welfare aveva già evidenziato come la flessibilità organizzativa fosse tra le priorità più sentite dalla categoria.

Gli studenti non ci stanno

Dal lato degli studenti, il fronte del no alla Dad è più compatto. Il 65% dei ragazzi interpellati si oppone al ritorno della didattica a distanza. Per loro la scuola in presenza significa socialità, confronto diretto con i compagni, un ritmo di vita che la pandemia aveva già spezzato per troppo tempo.

Resta però quel 35% che, anche tra gli studenti, vede nella Dad un'opportunità di risparmio. Sono soprattutto i pendolari, quelli che ogni mattina prendono treni regionali e autobus con abbonamenti sempre più cari, a riconoscere il peso economico della frequenza in presenza. Un terzo degli studenti che valuta la didattica a distanza come opzione accettabile non è un segnale da ignorare.

La crisi energetica entra in classe

Il tema di fondo, quello che attraversa trasversalmente tutti i dati del sondaggio, è l'impatto della crisi energetica sulla vita scolastica quotidiana. Non si tratta più soltanto delle bollette degli edifici scolastici o del riscaldamento delle aule. La questione si è spostata a monte: la sostenibilità economica del semplice recarsi a scuola.

Per un docente con sede di servizio a 40 chilometri da casa, il costo mensile del solo carburante può incidere per il 10-15% dello stipendio netto. Se si aggiungono pedaggi autostradali e manutenzione del veicolo, la percentuale sale ancora. È un problema strutturale che nessun bonus una tantum può risolvere davvero.

Il nuovo decreto per la continuità didattica, che stanzia 30 milioni per sostenere i docenti, rappresenta un tentativo di intervento, ma le risorse appaiono insufficienti rispetto alla portata del fenomeno. Trentamila euro distribuiti sull'intero territorio nazionale bastano a coprire una frazione minima dei costi reali sostenuti dal personale scolastico.

Un malessere che viene da lontano

Questi numeri vanno letti dentro un contesto più ampio di disagio professionale. Il fatto che quasi la metà dei docenti sia disposta ad accettare una modalità didattica che ritiene inferiore pur di contenere le spese di trasporto racconta qualcosa di profondo sulle condizioni di lavoro nella scuola italiana.

Non è un caso che per il prossimo 7 maggio sia stato proclamato uno sciopero nazionale della scuola, con rivendicazioni che toccano nodi irrisolti da anni: dal trattamento economico alla valorizzazione professionale, dalle condizioni contrattuali al carico burocratico.

La Dad a maggio, in fondo, non è una proposta didattica. È il sintomo di un sistema che scarica sui singoli, docenti e famiglie, costi che dovrebbero essere governati a livello istituzionale. E finché il dibattito resterà confinato alla scelta binaria tra presenza e distanza, senza affrontare le cause strutturali che lo alimentano, la questione è destinata a ripresentarsi puntualmente, ogni volta che il prezzo al litro supera una soglia di tolleranza che per molti insegnanti italiani è già stata abbondantemente superata.

Pubblicato il: 10 aprile 2026 alle ore 08:41

Domande frequenti

Perché una parte significativa dei docenti è favorevole alla Dad a maggio?

Quasi la metà dei docenti intervistati è favorevole alla Dad non per motivi didattici, ma per il caro benzina: i costi di trasporto sono diventati insostenibili rispetto agli stipendi, rendendo la didattica a distanza una soluzione economicamente preferibile.

Qual è la posizione degli studenti sulla Dad?

Il 65% degli studenti si oppone al ritorno della didattica a distanza, preferendo la scuola in presenza per motivi di socialità e confronto diretto. Tuttavia, un 35% di studenti, soprattutto pendolari, vede nella Dad un'opportunità di risparmio sui costi di trasporto.

Cosa pensano i docenti riguardo ai collegi docenti online?

L'88,95% dei docenti è favorevole ai collegi docenti in modalità online, considerandoli una soluzione efficace per risparmiare tempo e costi di trasporto, soprattutto quando le riunioni richiedono spostamenti lunghi e ripetuti.

In che modo la crisi energetica sta influenzando la scuola?

La crisi energetica incide direttamente sulla vita scolastica quotidiana, poiché il costo del carburante pesa fortemente sui bilanci dei docenti e delle famiglie, rendendo economicamente gravoso il semplice recarsi a scuola.

Cosa rappresenta realmente la proposta della Dad a maggio secondo l'articolo?

La Dad a maggio non è vista come una scelta didattica, ma come un sintomo delle difficili condizioni lavorative e retributive nella scuola italiana, aggravate dall'aumento dei costi energetici e dalla mancanza di interventi strutturali adeguati.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

Articoli Correlati