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Bologna e la scelta laica: in sei licei su nove vince il 'no' all’ora di religione. Analisi dei dati UAAR e nuovi scenari per le scuole superiori
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Bologna e la scelta laica: in sei licei su nove vince il 'no' all’ora di religione. Analisi dei dati UAAR e nuovi scenari per le scuole superiori

L’Emilia-Romagna e le preferenze degli studenti: sempre più giovani rifiutano l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole superiori. Dati, contesto e prospettive.

Bologna e la scelta laica: in sei licei su nove vince il 'no' all’ora di religione. Analisi dei dati UAAR e nuovi scenari per le scuole superiori

Indice dei paragrafi

  • Introduzione e contesto generale
  • L’indagine UAAR a Bologna: risultati e metodo
  • Scenario nazionale: i dati sull’ora di religione nelle scuole italiane
  • L’Emilia-Romagna e il primato nella scelta alternativa
  • Licei, istituti tecnici e professionali: differenze nelle scelte degli studenti
  • Le motivazioni dietro la non adesione all’ora di religione
  • Scelta alternativa: opzioni disponibili e criticità
  • Il quadro normativo e le polemiche sull’insegnamento della religione cattolica
  • L’importanza delle statistiche: il contributo dell’UAAR
  • Implicazioni per il futuro della scuola italiana
  • Le reazioni di insegnanti, famiglie e studenti
  • Conclusioni e prospettive: la scuola tra pluralismo e laicità

Introduzione e contesto generale

Negli ultimi anni sta emergendo, in modo netto, una tendenza significativa nella scuola italiana: sempre più studenti scelgono di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (Irc). Questa dinamica riflette sia le trasformazioni della società italiana, sempre più pluralista e secolarizzata, sia l’attenzione pubblica verso i temi della laicità e della libertà di scelta educativa. Secondo i recenti dati diffusi dall’UAAR, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, a Bologna i risultati raccolti mostrano quanto questa tendenza sia presente e in rapida ascesa anche nei licei e negli istituti superiori della città.

L’argomento, fortemente dibattuto tra esperti, associazioni di genitori e istituzioni scolastiche, solleva due grandi questioni: la reale libertà di scelta degli studenti e delle famiglie e la presenza dell’ora di religione cattolica in un’epoca sempre più multiculturale. Analizziamo i dati e i possibili scenari futuri.

L’indagine UAAR a Bologna: risultati e metodo

L’Unione degli atei e agnostici razionalisti, nota per il suo impegno sulla laicità e la libertà di coscienza, ha diffuso i risultati di una recente indagine condotta in nove licei di Bologna. I dati sono significativi: in sei licei su nove ha prevalso il “no” all’ora di religione. In altre parole, la maggioranza degli studenti di questi istituti ha scelto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

Questo risultato si inserisce nella più ampia fotografia tracciata dall’UAAR sia a livello locale sia nazionale. L’indagine bolognese, realizzata con la collaborazione dei rappresentanti d’istituto e con il supporto di questionari anonimi rivolti agli studenti, si propone di offrire una visione oggettiva e aggiornata delle scelte effettive fatte dalla popolazione studentesca negli ultimi due anni scolastici.

La metodologia della ricerca

Il metodo scelto garantisce l’anonimato e la rappresentatività degli iscritti. Sono stati presi in esame licei di varia tipologia (classico, scientifico, linguistico, artistico) per avere un quadro omogeneo e confrontabile. Nella raccolta dati sono state tenute in considerazione tanto le scelte iniziali quanto le eventuali variazioni nel corso dell’anno.

Scenario nazionale: i dati sull’ora di religione nelle scuole italiane

La realtà di Bologna, benché significativa, si inserisce in un contesto nazionale più ampio, illustrato dalle principali statistiche UAAR e dalle stime del Ministero dell’Istruzione e del Merito. In Italia, il 17,7% degli studenti nelle scuole secondarie di secondo grado (licei, istituti tecnici, professionali) sceglie di non partecipare all’insegnamento della religione cattolica. Questo dato, in costante crescita, dimostra come le nuove generazioni siano sempre più attente a esercitare la propria libertà di scelta su un tema considerato centrale nella costruzione della loro identità.

L’evoluzione storica

Negli ultimi dieci anni, la quota di studenti che rinuncia all’ora di religione è progressivamente aumentata, soprattutto nelle grandi città e in regioni più secolarizzate. Questo trend si riflette anche nella crescente varietà delle proposte alternative offerte dagli istituti, benché permangano divari territoriali e organizzativi tra nord e sud del Paese.

L’Emilia-Romagna e il primato nella scelta alternativa

L’Emilia-Romagna emerge come una delle regioni con la maggiore incidenza di studenti che scelgono alternative all’insegnamento della religione cattolica. Secondo i dati pubblicati, il 30,65% degli studenti si orienta verso opzioni diverse dall’Irc. Un valore che raggiunge uno dei più alti livelli a livello nazionale, a conferma di una tradizione locale attenta alla laicità delle istituzioni e all’autonomia delle scelte individuali.

Motivazioni e contesto territoriale

Tra i fattori che hanno favorito l’elevata percentuale di esclusione dall’ora di religione si segnalano:

  • Un tessuto sociale e culturale sensibile al pluralismo delle idee;
  • Una tradizione civica consolidata sulle libertà personali;
  • Un’offerta educativa articolata e attenta alle istanze delle nuove generazioni.

L’Emilia-Romagna, infatti, si pone all’avanguardia nella promozione di percorsi alternativi – come laboratori, attività culturali, stages – che rendono più appetibile la rinuncia all’Irc rispetto ad altre regioni.

Licei, istituti tecnici e professionali: differenze nelle scelte degli studenti

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio UAAR riguarda la diversa propensione alla rinuncia dell’ora di religione in base al tipo di istituto. Secondo quanto raccolto, sono proprio gli istituti tecnici e professionali a registrare la maggiore percentuale di studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica.

Approfondimento sulle scuole tecniche e professionali

In questi istituti, spesso frequentati da studenti con provenienze sociali e culturali più eterogenee, la scelta di non seguire l’Irc raggiunge picchi molto elevati. Ciò sembra dovuto:

  • Alla composizione più laica o multiculturale delle classi;
  • All’interesse verso materie pratiche e professionalizzanti, ritenute più utili per il percorso lavorativo;
  • Alla domanda di attività formative alternative.

Nei licei, invece, la percentuale di adesione all’ora di religione rimane inferiore rispetto ai tecnici e professionali, ma comunque rilevante, testimoniando un cambiamento di sensibilità tra i giovani anche nei percorsi di studi più “tradizionali”.

Le motivazioni dietro la non adesione all’ora di religione

Quali sono le principali ragioni che spingono un crescente numero di studenti ad “escludere” l’ora di religione dal loro piano di studi? Dai dati UAAR, emergono motivazioni molto variegate:

  • Mancanza di interesse personale verso la materia;
  • Appartenenza a fedi religiose differenti dalla cattolica;
  • Forte sensibilità laica/agnostica/ateistica;
  • Desiderio di impiegare quelle ore in attività formative ritenute più utili;
  • Rispetto per il principio della separazione tra Stato e Chiesa nell’educazione pubblica.

Inoltre, molti studenti riferiscono di vivere la scelta come un segno di autonomia e maturità personale. La decisione di non frequentare l’Irc diviene così anche una forma di affermazione identitaria.

Scelta alternativa: opzioni disponibili e criticità

Quando uno studente o una famiglia opta per la non adesione all’ora di religione, ha diritto – secondo la normativa vigente – di scegliere tra:

  • Studio assistito (attività di recupero o approfondimento con un insegnante);
  • Studio individuale (senza il supporto di docenti);
  • Attività integrative proposte dalla scuola (progetti, laboratori);
  • Uscita anticipata o entrata posticipata (quando organizzativamente possibile).

Problematiche organizzative

In molte scuole, tuttavia, rimangono criticità nella gestione delle alternative. Talvolta le attività proposte non sono giudicate realmente “formative” o “equivalenti” dall’utenza, oppure la pianificazione logistica delle entrate/uscite si rivela complessa. Inoltre, la percezione che la scelta alternativa sia poco curata può scoraggiare alcuni dal non avvalersi dell’Irc.

Il quadro normativo e le polemiche sull’insegnamento della religione cattolica

Questa situazione richiama il dibattito, ancora irrisolto, sull’opportunità di mantenere l’ora di religione cattolica come disciplina facoltativa nel sistema pubblico di istruzione. Le radici storiche della questione risalgono ai Patti Lateranensi (1929) e alla successiva revisione, nel Concordato del 1984, che ha reso l’Irc materia facoltativa ma comunque presente nei piani di studio.

Le sollecitazioni da parte delle associazioni laiche, come l’UAAR, e dei movimenti per la libertà di coscienza, mirano a promuovere una reale equivalenza tra insegnamento della religione e attività alternative, e a evitare discriminazioni tra studenti che scelgono diversamente.

Negli ultimi anni, numerose proposte legislative sono state avanzate con l’obiettivo di riformare o persino eliminare l’ora di religione dal sistema pubblico, o almeno di ampliarne l’offerta a più confessioni o discipline di educazione civica e interculturale.

L’importanza delle statistiche: il contributo dell’UAAR

Il lavoro dell’UAAR nella raccolta sistematica dei dati sulle scelte degli studenti attorno all’ora di religione rappresenta un patrimonio di informazioni fondamentale per il dibattito pubblico. Attraverso analisi puntuali e aggiornate, l’associazione contribuisce a:

  • Visualizzare i cambiamenti reali in atto nelle scuole;
  • Stimolare l’adozione di politiche più inclusive;
  • Promuovere la trasparenza e la qualità dell’offerta formativa alternativa.

Le rilevazioni statistiche si affermano così come uno strumento indispensabile per garantire il diritto alla libertà di scelta e monitorare l’effettivo pluralismo della scuola italiana.

Implicazioni per il futuro della scuola italiana

L’ascesa delle percentuali di esclusione dall’ora di religione nelle scuole superiori pone interrogativi rilevanti sia sulla natura dell’offerta formativa sia sulle politiche pubbliche relative al sistema educativo nazionale. Da un lato, si avverte la necessità di riformare l’attuale impianto dell’Irc, affinché rifletta maggiormente la pluralità delle convinzioni e delle identità presenti nella società italiana. Dall’altro, vi è l’urgenza di consolidare le alternative offerte agli studenti, rendendole realmente efficaci e formative.

Le scelte fatte a Bologna, ma anche in molte altre città d’Italia, delineano un nuovo orizzonte per la scuola pubblica: una scuola che promuova l’uguaglianza, il rispetto delle diversità e la valorizzazione dell’autonomia di ciascuno.

Le reazioni di insegnanti, famiglie e studenti

I risultati dell’indagine UAAR hanno suscitato reazioni eterogenee e vivaci tra i diversi attori della comunità scolastica. Molti insegnanti riconoscono l’importanza di offrire alternative concrete e di qualità, capaci di rispondere alle esigenze educative di tutti. Alcune famiglie, invece, esprimono preoccupazione per la perdita di uno spazio di confronto etico e valoriale, mentre altre salutano con favore la possibilità di scegliere liberamente secondo le proprie convinzioni.

Gli studenti, veri protagonisti della scelta, sottolineano come la non adesione all’ora di religione rappresenti spesso l’esito di una riflessione matura e consapevole, piuttosto che una semplice “rinuncia”.

Conclusioni e prospettive: la scuola tra pluralismo e laicità

Il fenomeno registrato dai dati UAAR a Bologna e in Emilia-Romagna costituisce una cartina di tornasole per comprendere l’evoluzione della scuola italiana contemporanea. Le scelte laiche di una parte sempre più ampia dei giovani pongono al centro l’esigenza di una scuola realmente aperta, pluralista e rispettosa delle differenze.

Perché ciò sia possibile, occorre continuare a investire:

  • Sulla qualità delle proposte alternative all’insegnamento della religione;
  • Sull’informazione e la trasparenza nei confronti di studenti e famiglie;
  • Sulla valorizzazione della libertà di scelta come elemento irrinunciabile dell’educazione pubblica.

Solo così la scuola potrà essere, davvero, luogo di formazione integrale della persona e palestra di democrazia e rispetto reciproco, contribuendo a realizzare una società più equa, inclusiva e aperta alla diversità.

Sintesi finale: Le recenti statistiche sull’ora di religione nelle scuole superiori bolognesi e in Emilia-Romagna, raccolte dall’UAAR, confermano un trend di crescente rifiuto verso l’insegnamento della religione cattolica e l’affermazione di scelte alternative. Un segnale forte di cambiamento, che impone nuove riflessioni sulle politiche scolastiche e sull’assetto valoriale del nostro sistema educativo.

Pubblicato il: 30 gennaio 2026 alle ore 09:55

Redazione EduNews24

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