- Il razzo europeo che vuole cambiare le regole del gioco
- Dallo static fire fallito alla rinascita
- SaxaVord: il trampolino spaziale della Scozia
- I motori Helix e i test in Svezia
- L'accesso europeo allo spazio: una partita ancora aperta
- Domande frequenti
Il razzo europeo che vuole cambiare le regole del gioco
Le componenti ci sono. La rampa di lancio anche. E questa volta, stando a quanto emerge dalla Rocket Factory Augsburg (RFA), il conto alla rovescia potrebbe davvero partire. Il razzo RFA ONE, il piccolo vettore orbitale progettato dalla società aerospaziale tedesca, si prepara al suo primo volo dalla base di SaxaVord, nelle isole Shetland, nel punto più settentrionale del Regno Unito. L'obiettivo dichiarato: l'estate 2026.
Non è un annuncio qualsiasi. Per l'industria spaziale europea, perennemente in affanno rispetto ai concorrenti americani e asiatici, si tratta di un banco di prova cruciale. RFA ONE punta a posizionarsi nel segmento dei micro-lanciatori, quei razzi leggeri capaci di portare in orbita bassa terrestre piccoli satelliti a costi competitivi — il mercato che SpaceX domina dall'alto ma che vede una concorrenza crescente a livello globale.
Dallo static fire fallito alla rinascita
Chi segue il settore ricorderà cosa accadde nel 2024. Durante uno static fire — il test a terra in cui i motori vengono accesi a piena potenza con il razzo ancorato alla rampa — qualcosa andò storto. L'incidente, avvenuto proprio a SaxaVord, rappresentò una battuta d'arresto seria per il programma. Per settimane circolarono dubbi sulla capacità di RFA di rispettare la tabella di marcia.
Eppure la società con sede ad Augusta, in Baviera, non ha mollato. Ha analizzato le cause del problema, ridisegnato ciò che andava ridisegnato e, soprattutto, ha continuato a investire. Ora le diverse componenti del razzo sono fisicamente arrivate allo spazioporto scozzese, un segnale tangibile che il progetto è passato dalla fase di recupero a quella operativa. Non si tratta più di slide e rendering: il vettore sta prendendo forma concreta sulla rampa.
SaxaVord: il trampolino spaziale della Scozia
Vale la pena soffermarsi sulla scelta del sito. Lo spazioporto di SaxaVord, situato sull'isola di Unst, è il primo spazioporto verticale del Regno Unito. La posizione geografica non è casuale: la latitudine elevata e l'affaccio sull'oceano aperto verso nord lo rendono ideale per immettere satelliti in orbita polare e sun-synchronous, le traiettorie più richieste per missioni di osservazione terrestre e monitoraggio ambientale.
Per la Scozia, che negli ultimi anni ha puntato con decisione sull'industria dei piccoli satelliti — si stima che circa il 20% di tutti i piccoli satelliti costruiti in Europa abbia componenti progettate in territorio scozzese — SaxaVord rappresenta il tassello mancante: non più solo costruzione, ma anche lancio. RFA ONE potrebbe essere il primo razzo a decollare da suolo britannico per una missione orbitale, un primato che diverse aziende si contendono.
I motori Helix e i test in Svezia
Il cuore tecnologico del programma batte altrove, per ora. I motori Helix, i propulsori che dovranno spingere RFA ONE oltre l'atmosfera, sono attualmente in fase di test presso strutture in Svezia. Si tratta di motori a propellente liquido — ossigeno liquido e cherosene — progettati per offrire un buon rapporto tra spinta e peso, con un occhio alla semplicità costruttiva e alla riproducibilità in serie.
La scelta della Svezia come sito per i test non sorprende. Il paese scandinavo ospita a Kiruna il centro Esrange, una delle infrastrutture di prova più consolidate del continente, da decenni al servizio dell'Agenzia Spaziale Europea e di operatori privati. La campagna di accensioni dei motori Helix in corso è propedeutica alla qualifica finale del sistema propulsivo, l'ultimo grande ostacolo tecnico prima del volo inaugurale.
In un periodo in cui la ricerca spaziale vive una stagione di fermento — basti pensare al recente lancio del telescopio SPHEREx, un passo significativo nella mappatura del cielo — la corsa ai lanciatori leggeri europei si inserisce in un contesto più ampio di rinnovata ambizione scientifica e commerciale.
L'accesso europeo allo spazio: una partita ancora aperta
La questione dell'accesso autonomo allo spazio per l'Europa è tutt'altro che risolta. Il ritardo accumulato da Ariane 6, i limiti strutturali del programma Vega e la dipendenza — divenuta politicamente imbarazzante dopo il 2022 — dai vettori Soyuz hanno reso evidente una fragilità strategica. In questo vuoto, una costellazione di startup e PMI innovative ha provato a inserirsi: dalla spagnola PLD Space alla britannica Orbex, fino appunto a RFA.
Nessuna di queste realtà ha ancora raggiunto l'orbita. Il primo lancio riuscito di un micro-launcher europeo sarebbe dunque un evento dal valore simbolico e industriale enorme. Per Rocket Factory Augsburg, che può contare su finanziamenti privati e sul supporto dell'ecosistema tecnologico bavarese, l'estate 2026 è il momento della verità.
La prudenza resta d'obbligo. Nel settore spaziale le date di lancio sono notoriamente elastiche, e un vettore al suo volo inaugurale porta con sé incognite che nessun test a terra può eliminare del tutto. Ma i pezzi del puzzle, questa volta, sembrano al loro posto: hardware a SaxaVord, motori in fase di qualifica, infrastrutture di terra pronte. Il conto alla rovescia, almeno quello metaforico, è già partito.