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Malaria, identificata la proteina che il parassita non può perdere: si aprono strade inedite per nuovi farmaci
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Malaria, identificata la proteina che il parassita non può perdere: si aprono strade inedite per nuovi farmaci

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Uno studio internazionale su Nature Communications rivela che la proteina ARK1 è essenziale per la replicazione del Plasmodium: disattivarla blocca il parassita sia nell'uomo sia nella zanzara.

Sommario

La scoperta che cambia la prospettiva

Una proteina dal nome evocativo — Aurora-related kinase 1, abbreviata in ARK1 — potrebbe rappresentare il punto debole finora sfuggito del Plasmodium, il parassita responsabile della malaria. A stabilirlo è uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications, nato dalla collaborazione tra l'Università di Nottingham, il National Institute of Immunology di Nuova Delhi, l'Università di Groningen e il Francis Crick Institute di Londra. ARK1 opera come un regista molecolare: governa la separazione del materiale genetico durante la divisione cellulare del parassita, un passaggio senza il quale la replicazione si arresta. Quando i ricercatori hanno disattivato questa proteina in laboratorio, il Plasmodium ha smesso di completare il proprio ciclo vitale. Il dato più significativo è che il blocco si è verificato in entrambi gli ospiti del parassita: nell'uomo e nella zanzara Anopheles. Un risultato netto, privo di ambiguità, che apre scenari concreti per lo sviluppo di trattamenti antimalarici mirati capaci di spezzare la catena del contagio alla radice.

Come si divide il parassita della malaria

La malaria resta tra le malattie infettive più devastanti del pianeta. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2024 ha causato oltre 600.000 decessi, concentrati in larga parte tra bambini sotto i cinque anni nell'Africa subsahariana. Il Plasmodium si moltiplica con rapidità impressionante sia nel sangue umano sia nell'intestino della zanzara vettore, ma lo fa in modo radicalmente diverso rispetto alle cellule dei mammiferi. Niente mitosi classica, il meccanismo ordinato con cui le nostre cellule duplicano il DNA e si dividono in due figlie identiche. Il parassita adotta invece un processo atipico, più caotico, ancora parzialmente misterioso per la comunità scientifica. È proprio in questo meccanismo anomalo che ARK1 gioca un ruolo centrale. La proteina organizza il fuso mitotico, la struttura filamentosa che separa i cromosomi e consente la formazione di nuove cellule parassitarie. Senza fuso funzionante, nessuna divisione. Comprendere questa biologia peculiare — così distante dalla nostra — è il primo passo indispensabile per sabotarla in modo selettivo.

Spegnere ARK1: il parassita si ferma

Gli esperimenti condotti dal team internazionale non lasciano margini di dubbio. Disattivando il gene che codifica ARK1, i parassiti hanno perso la capacità di assemblare fusi mitotici funzionali. Senza questa impalcatura molecolare, la divisione cellulare si è interrotta completamente. I Plasmodium modificati non riuscivano a completare lo sviluppo né nella fase eritrocitaria — quella che provoca febbre, anemia e i sintomi gravi nell'uomo — né nella fase sessuale all'interno della zanzara, quella che garantisce la trasmissione della malattia da un ospite all'altro. «Il nome Aurora viene dalla dea romana dell'alba, e crediamo che questa proteina annunci davvero un nuovo inizio nella comprensione della biologia cellulare della malaria», ha dichiarato il dottor Ryuji Yanase, primo autore dello studio. Un'immagine poetica, certo, ma sostenuta da dati solidi. Bloccare ARK1 equivale a spezzare la catena di contagio in entrambi gli ospiti del parassita, un doppio effetto che raramente si osserva con un singolo bersaglio molecolare e che rende questa scoperta particolarmente rilevante.

Una differenza cruciale rispetto alle cellule umane

Ciò che rende ARK1 un bersaglio farmacologico particolarmente promettente è la sua divergenza strutturale rispetto alle proteine Aurora presenti nelle cellule umane. Anche noi possediamo chinasi della famiglia Aurora — le varianti A, B e C — che regolano la divisione cellulare nei nostri tessuti. Colpirle significherebbe provocare danni gravi all'organismo del paziente. Ma il complesso formato da ARK1 nel Plasmodium è sufficientemente diverso da poter essere preso di mira in modo selettivo, senza effetti collaterali sulle cellule sane. «Questa divergenza è un vantaggio enorme», ha spiegato la professoressa Rita Tewari dell'Università di Nottingham, coordinatrice dello studio. «Significa che possiamo potenzialmente progettare farmaci che colpiscano specificamente l'ARK1 del parassita, spegnendo le luci sulla malaria senza danneggiare il paziente.» Disporre di un bersaglio molecolare così distinto rappresenta un punto di partenza ideale per lo screening computazionale di composti candidati, accelerando le prime fasi della ricerca farmaceutica.

La collaborazione internazionale dietro lo studio

Lo studio è il prodotto di una rete scientifica che attraversa tre continenti e molteplici discipline. Il Plasmodium si comporta in modo diverso nelle sue due fasi di vita — asessuale nell'uomo, sessuale nella zanzara — e analizzarle entrambe richiede competenze complementari che nessun singolo laboratorio possiede. «È stato davvero un lavoro di squadra», hanno sottolineato Annu Nagar e il dottor Pushkar Sharma del BRIC-NII di Nuova Delhi, «che ci ha permesso di apprezzare il ruolo di ARK1 quasi simultaneamente nei due ospiti del parassita». La lista degli autori include esperti di biologia strutturale, genomica, parassitologia e microscopia elettronica. Andrew Bottrill ha curato le analisi di spettrometria di massa, mentre Eelco Tromer dell'Università di Groningen ha contribuito alla ricostruzione evolutiva del complesso proteico. Un esempio concreto di come la scienza contemporanea avanzi per convergenza di discipline piuttosto che per intuizioni isolate. Senza questa integrazione, il quadro completo del funzionamento di ARK1 sarebbe rimasto frammentario.

Verso farmaci antimalarici di nuova generazione

La resistenza ai farmaci antimalarici esistenti rappresenta un'emergenza crescente. Dall'artemisinina alla clorochina, i trattamenti su cui il mondo ha fatto affidamento per decenni stanno perdendo efficacia in diverse regioni endemiche del Sud-Est asiatico e dell'Africa orientale. Nuovi bersagli molecolari come ARK1 offrono la possibilità concreta di aggirare i meccanismi di resistenza già sviluppati dal parassita, attaccandolo su un fronte completamente inedito. Lo studio pubblicato su Nature Communications fornisce una mappa molecolare dettagliata del funzionamento di questa chinasi: un prerequisito per la progettazione razionale di inibitori specifici. Il percorso dalla scoperta di laboratorio al farmaco disponibile resta lungo — servono test preclinici, trial di sicurezza, studi di efficacia su larga scala — ma la direzione è tracciata con chiarezza. Bloccare la divisione cellulare del Plasmodium senza interferire con le cellule del paziente è esattamente la strategia cercata dalla comunità scientifica. ARK1 potrebbe essere, come suggerisce il suo stesso nome, l'alba di una nuova fase nella lotta contro una delle malattie più antiche e persistenti della storia umana.

Pubblicato il: 19 marzo 2026 alle ore 14:34

Domande frequenti

Che cos'è la proteina ARK1 e quale ruolo svolge nel ciclo vitale del parassita della malaria?

La proteina ARK1 (Aurora-related kinase 1) è un regolatore chiave della divisione cellulare del Plasmodium, il parassita responsabile della malaria. Essa controlla la separazione del materiale genetico durante la divisione, processo essenziale per la replicazione del parassita sia nell'uomo che nella zanzara.

Perché ARK1 rappresenta un bersaglio promettente per nuovi farmaci antimalarici?

ARK1 è strutturalmente diversa dalle proteine Aurora umane, il che permette di sviluppare farmaci che colpiscano selettivamente il parassita senza danneggiare le cellule del paziente. Questa specificità riduce il rischio di effetti collaterali e potenzialmente aggira la resistenza ai farmaci esistenti.

Cosa succede al Plasmodium quando la proteina ARK1 viene disattivata?

Quando ARK1 viene disattivata, il Plasmodium perde la capacità di assemblare i fusi mitotici necessari alla divisione cellulare. Di conseguenza, il parassita non riesce a completare il proprio ciclo vitale né nell'uomo né nella zanzara, interrompendo la trasmissione della malaria.

Quali sono le principali differenze tra la divisione cellulare nel Plasmodium e nelle cellule umane?

Il Plasmodium si divide tramite un processo atipico e più caotico rispetto alla mitosi ordinata delle cellule umane. ARK1 organizza il fuso mitotico in modo unico nel parassita, diversamente dalle proteine Aurora che regolano la divisione nelle cellule dei mammiferi.

Come è stato condotto lo studio che ha identificato ARK1 come bersaglio farmacologico?

Lo studio è stato realizzato grazie a una collaborazione internazionale tra ricercatori di diversi paesi e discipline, che hanno analizzato la funzione di ARK1 sia nella fase umana che in quella della zanzara. Sono state utilizzate tecniche di biologia strutturale, genomica, spettrometria di massa e microscopia elettronica.

Quali prospettive apre questa scoperta per la lotta contro la malaria?

L'identificazione di ARK1 come tallone d'Achille del Plasmodium permette di progettare nuovi farmaci mirati, potenzialmente efficaci anche contro ceppi resistenti ai trattamenti attuali. Sebbene siano necessari ulteriori studi e test clinici, la scoperta rappresenta una svolta significativa verso una nuova generazione di terapie antimalariche.

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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