- L'annuncio dell'ESA e l'accordo con SpaceX
- Una missione di media durata sulla Stazione Spaziale Internazionale
- La nuova classe di astronauti europei
- Il contesto: l'Europa e la dipendenza dai vettori americani
- Domande frequenti
L'annuncio dell'ESA e l'accordo con SpaceX
L'Agenzia Spaziale Europea farà volare i propri astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale a bordo di una capsula Crew Dragon di SpaceX. L'annuncio è arrivato direttamente da Josef Aschbacher, direttore generale dell'ESA, nel corso dell'ultima riunione del Consiglio dell'agenzia tenutasi nelle scorse ore. Non un generico protocollo d'intesa, ma un acquisto vero e proprio: l'ESA comprerà un'intera missione con equipaggio, con lancio previsto per il primo trimestre del 2028.
La notizia, stando a quanto emerge dai resoconti della riunione, rappresenta un passaggio significativo nella strategia europea di accesso allo spazio. Per la prima volta, l'agenzia di Parigi non si limita a negoziare singoli posti sulle capsule americane o russe, ma acquisisce direttamente una missione dedicata, con piena autonomia nella selezione dell'equipaggio.
La capsula Crew Dragon, sviluppata dall'azienda di Elon Musk, è ormai diventata il cavallo di battaglia del trasporto equipaggi verso la ISS. Di recente, proprio SpaceX ha avviato la missione Crew-10 per recuperare astronauti bloccati sulla ISS, confermando l'affidabilità e la flessibilità del veicolo anche in scenari operativi complessi.
Una missione di media durata sulla Stazione Spaziale Internazionale
La missione avrà una durata di circa un mese a bordo della ISS, configurandosi come una missione di media durata. Un profilo diverso rispetto alle rotazioni standard di sei mesi tipiche degli equipaggi NASA e Roscosmos, ma decisamente più lungo dei voli brevi di pochi giorni che hanno caratterizzato alcune missioni commerciali degli ultimi anni.
Un mese in orbita è sufficiente per condurre un programma scientifico strutturato. Gli astronauti europei potranno portare avanti esperimenti nei laboratori della stazione, in particolare nel modulo Columbus, il contributo europeo alla ISS, e partecipare alle attività operative di bordo. Non è ancora chiaro se la missione prevederà anche attività extraveicolari, ma la durata del soggiorno lascia spazio a un'agenda di lavoro articolata.
Va ricordato che il successo dell'aggancio della navetta Crew Dragon alla ISS ha consolidato negli anni la reputazione del veicolo come piattaforma sicura e collaudata per il trasporto umano, un fattore che ha certamente pesato nella scelta dell'ESA.
La nuova classe di astronauti europei
Due astronauti europei sono già stati assegnati alla missione. L'ESA non ha ancora comunicato ufficialmente i nomi, ma il fatto che siano già stati designati suggerisce che si tratti di membri della nuova classe selezionata nel 2022, al termine di un processo che aveva attirato oltre 22.500 candidature da tutto il continente.
Quel ciclo di selezione, il primo dopo undici anni, aveva portato alla nomina di cinque career astronauts e undici astronauti di riserva. La missione Crew Dragon del 2028 potrebbe dunque rappresentare il battesimo dello spazio per alcuni di loro, un passaggio cruciale nella costruzione di una nuova generazione di esploratori europei.
Per l'ESA la questione delle opportunità di volo è da sempre un nodo critico. A differenza della NASA, che dispone di un programma di voli regolari, l'agenzia europea deve negoziare ogni singola opportunità, spesso in cambio di contributi tecnologici o servizi alla stazione. L'acquisto diretto di una missione cambia parzialmente questa dinamica.
Il contesto: l'Europa e la dipendenza dai vettori americani
La decisione di rivolgersi a SpaceX arriva in un momento delicato per il programma spaziale europeo. Il nuovo lanciatore Ariane 6, entrato finalmente in servizio dopo anni di ritardi, è progettato esclusivamente per il trasporto di satelliti e carichi non abitati. L'Europa, semplicemente, non dispone di un proprio veicolo per il volo umano, e non ne avrà uno nel prossimo futuro.
Questo significa che ogni missione con equipaggio europeo deve passare attraverso partner internazionali. Fino a qualche anno fa, il canale privilegiato era duplice: i voli Soyuz russi e le capsule americane. Dopo l'invasione dell'Ucraina e il progressivo deterioramento dei rapporti con Mosca, l'opzione russa si è drasticamente ridotta, anche se l'estensione dell'accordo spaziale tra NASA e Roscosmos fino al 2027 ha mantenuto aperto un canale di cooperazione almeno sul fronte americano.
L'acquisto di una missione Crew Dragon da parte dell'ESA si inserisce in questo scenario. È una scelta pragmatica, che riconosce la realtà industriale attuale, ma che al tempo stesso pone interrogativi sul lungo periodo. Quanto costerà all'Europa continuare ad "affittare" passaggi verso lo spazio? E soprattutto, per quanto tempo sarà sostenibile questa dipendenza?
La risposta, almeno per ora, resta sospesa. Quello che è certo è che nel 2028, se tutto andrà secondo i piani, due astronauti con la bandiera europea sulla tuta partiranno da Cape Canaveral a bordo di una Crew Dragon. Per la nuova generazione dell'ESA, sarà il momento della verità.