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Foreste europee a rischio: incendi, tempeste e insetti potrebbero raddoppiare i disturbi entro il 2100
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Foreste europee a rischio: incendi, tempeste e insetti potrebbero raddoppiare i disturbi entro il 2100

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Uno studio pubblicato su Science, con il contributo del Cnr italiano, lancia l'allarme: analizzati 13.000 siti con 30 anni di dati satellitari e intelligenza artificiale. Il Mediterraneo tra le aree più vulnerabili

Il quadro che emerge dallo studio su Science

Le foreste europee potrebbero trovarsi, entro la fine del secolo, sotto una pressione doppia rispetto a quella attuale. Non è un'ipotesi allarmistica, ma la conclusione di uno studio appena pubblicato sulla rivista Science — una delle più autorevoli al mondo — che ha messo insieme un volume di dati senza precedenti per tracciare il destino del patrimonio boschivo continentale.

Stando a quanto emerge dalla ricerca, incendi boschivi, tempeste e infestazioni di insetti xilofagi — quelli che si nutrono del legno, come il bostrico tipografo — sono destinati a intensificarsi in modo significativo. Il dato centrale è netto: i cosiddetti disturbi forestali, ovvero gli eventi che danneggiano o distruggono porzioni di foresta, potrebbero raddoppiare entro il 2100.

Un'analisi che arriva in un momento in cui il dibattito sul cambiamento climatico e le sue conseguenze è più acceso che mai, e che fornisce numeri concreti su uno degli ecosistemi più importanti per la mitigazione delle emissioni di CO₂.

Trentanni di dati satellitari e intelligenza artificiale

Ciò che rende questo studio particolarmente solido è la metodologia. I ricercatori hanno analizzato oltre 13.000 siti forestali distribuiti in tutto il continente europeo, incrociando più di trent'anni di dati satellitari con modelli predittivi basati sull'intelligenza artificiale.

L'utilizzo del machine learning ha permesso di individuare pattern complessi tra variabili climatiche, caratteristiche del suolo, tipologia di vegetazione e frequenza dei disturbi passati. In sostanza, gli algoritmi hanno "imparato" dalle dinamiche storiche per proiettare scenari futuri con un grado di affidabilità che i modelli tradizionali difficilmente raggiungono.

È un approccio che ricorda, per ambizione e scala, quello adottato in altri ambiti della ricerca ambientale, come i nuovi sviluppi nella previsione degli incendi che stanno rivoluzionando la capacità di anticipare eventi estremi.

Non si tratta, va detto, di semplici estrapolazioni lineari. I modelli tengono conto di diversi scenari emissivi — dai più ottimistici ai più pessimistici — e delle interazioni tra fattori di disturbo, che spesso si amplificano a vicenda. Un incendio, ad esempio, indebolisce la foresta e la rende più vulnerabile alle infestazioni successive.

Mediterraneo e Europa occidentale: le aree più esposte

Non tutte le regioni europee sono ugualmente a rischio. Lo studio evidenzia come l'Europa meridionale e occidentale siano le aree destinate a subire i contraccolpi più gravi. Qui la combinazione di temperature in aumento, precipitazioni in calo e ondate di calore sempre più prolungate crea le condizioni ideali per un incremento drammatico degli incendi boschivi e dello stress idrico.

Per i Paesi mediterranei — Italia, Spagna, Portogallo, Grecia — il messaggio è particolarmente urgente. Le foreste di queste regioni, già oggi sottoposte a stagioni degli incendi sempre più lunghe, rischiano di entrare in una spirale in cui la capacità di rigenerazione naturale non riesce a tenere il passo con la frequenza dei disturbi.

Lo stress idrico, in particolare, agisce come un fattore silenzioso ma devastante. Alberi cronicamente sotto-idratati perdono la capacità di difendersi dagli attacchi parassitari e diventano più infiammabili. È un effetto domino che i ricercatori definiscono cascading disturbance — disturbo a cascata.

Nelle regioni settentrionali e centrali del continente, invece, il problema principale sono le tempeste sempre più violente e le infestazioni di insetti xilofagi, favorite dall'innalzamento delle temperature che consente a questi organismi di completare più cicli riproduttivi nell'arco di una singola stagione.

Il ruolo del Cnr e la partecipazione italiana

Tra gli enti coinvolti nella ricerca figura anche il Cnr-Isafom (Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo), a conferma del ruolo che la comunità scientifica italiana sta giocando su questo fronte. Il contributo del Cnr si inserisce in una tradizione di ricerca che ha visto l'Italia protagonista negli studi sugli ecosistemi mediterranei e sulla loro vulnerabilità ai cambiamenti climatici.

La partecipazione italiana è tutt'altro che marginale. L'Isafom porta competenze specifiche sulla risposta delle foreste mediterranee allo stress ambientale, un ambito in cui l'esperienza maturata sul campo — dalle Alpi alla Sicilia — rappresenta un patrimonio di conoscenze difficilmente replicabile.

Una triplice minaccia: fuoco, vento e insetti

Vale la pena soffermarsi sulla natura composita della minaccia. Lo studio non si limita a un singolo fattore di disturbo ma ne analizza tre in parallelo, e soprattutto ne studia le interazioni.

  • Incendi boschivi: destinati ad aumentare soprattutto nel Sud Europa, con stagioni del fuoco più lunghe e roghi più intensi. La superficie bruciata annualmente potrebbe crescere in modo esponenziale in assenza di interventi strutturali.
  • Tempeste e vento forte: eventi meteorologici estremi che sradicano alberi e aprono varchi nelle coperture forestali, esponendo il sottobosco e facilitando ulteriori danni.
  • Insetti xilofagi: coleotteri e altri organismi che prosperano in condizioni di caldo anomalo. Le loro infestazioni possono devastare migliaia di ettari in pochi mesi, come già accaduto nell'Europa centrale negli ultimi anni con il bostrico.

Questi tre fattori non agiscono in compartimenti stagni. Una tempesta che abbatte centinaia di alberi crea il substrato ideale per la proliferazione degli insetti. Una foresta indebolita dagli insetti brucia più facilmente. È una dinamica ben nota ai forestali, ma che finora non era mai stata quantificata su scala continentale con questa precisione.

Cosa significa per il futuro delle politiche forestali

I numeri parlano chiaro, e la domanda che ne consegue è inevitabile: cosa si può fare? Lo studio non propone ricette, ma i dati che mette a disposizione sono un punto di partenza imprescindibile per chiunque debba prendere decisioni sulla gestione forestale in Europa.

Le foreste coprono circa il 40% della superficie terrestre dell'Unione Europea e svolgono un ruolo cruciale nell'assorbimento di carbonio, nella protezione della biodiversità e nella regolazione del ciclo idrico. Se i disturbi raddoppiano, la capacità di questi ecosistemi di funzionare come carbon sink — pozzi di carbonio — viene seriamente compromessa, con ricadute dirette sugli obiettivi climatici europei.

La Strategia forestale dell'UE per il 2030, adottata nel 2021, punta a rafforzare la resilienza delle foreste europee. Ma le proiezioni dello studio suggeriscono che gli interventi previsti potrebbero non essere sufficienti se non accompagnati da un ripensamento radicale delle pratiche di gestione: dalla diversificazione delle specie arboree alla creazione di fasce tagliafuoco naturali, fino al monitoraggio continuo tramite tecnologie satellitari.

Per l'Italia, dove il patrimonio forestale è in espansione da decenni — paradossalmente, spesso per l'abbandono delle aree rurali montane — la sfida è duplice: proteggere le foreste esistenti e gestire quelle nuove in modo che siano resilienti agli scenari climatici futuri.

La questione, insomma, resta aperta. Ma almeno oggi abbiamo una mappa più precisa dei rischi che ci attendono. Ignorarla sarebbe, a questo punto, una scelta deliberata.

Pubblicato il: 16 marzo 2026 alle ore 14:49

Domande frequenti

Quali sono i principali fattori di rischio per le foreste europee secondo lo studio?

Secondo lo studio pubblicato su Science, i principali fattori di rischio sono incendi boschivi, tempeste e infestazioni di insetti xilofagi. Questi tre elementi, spesso interagendo tra loro, potrebbero raddoppiare i disturbi alle foreste entro il 2100.

Perché il Mediterraneo e l’Europa occidentale sono considerate le aree più esposte?

Il Mediterraneo e l’Europa occidentale sono più esposte a causa dell’aumento delle temperature, della diminuzione delle precipitazioni e delle ondate di calore più prolungate. In queste regioni, le foreste rischiano di non riuscire a rigenerarsi abbastanza velocemente rispetto alla frequenza dei disturbi.

In che modo lo studio ha utilizzato l'intelligenza artificiale e i dati satellitari?

I ricercatori hanno analizzato oltre trent’anni di dati satellitari su più di 13.000 siti forestali europei, utilizzando modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale. Questo approccio ha permesso di individuare pattern complessi tra variabili climatiche e forestali, migliorando la precisione delle previsioni.

Qual è il ruolo del Cnr e della ricerca italiana nello studio?

Il Cnr-Isafom ha partecipato attivamente alla ricerca, contribuendo con competenze specifiche sulla risposta delle foreste mediterranee allo stress ambientale. La partecipazione italiana riflette una lunga tradizione di studi sulla vulnerabilità degli ecosistemi mediterranei ai cambiamenti climatici.

Quali sono le implicazioni dello studio per le politiche forestali europee?

Lo studio indica che le attuali strategie potrebbero non essere sufficienti di fronte all’aumento previsto dei disturbi forestali. Sarà necessario un ripensamento delle pratiche di gestione, con interventi come la diversificazione delle specie arboree, la creazione di fasce tagliafuoco naturali e il monitoraggio continuo tramite tecnologie avanzate.

Come possono interagire tra loro incendi, tempeste e insetti nelle foreste?

Incendi, tempeste e insetti possono amplificarsi a vicenda: ad esempio, una tempesta che abbatte alberi facilita la proliferazione degli insetti, che a loro volta indeboliscono la foresta rendendola più suscettibile agli incendi. Questa dinamica viene definita ‘disturbo a cascata’.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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