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Adipociti, collagene VI e CD38: i tre fattori che aggravano l'obesità
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Adipociti, collagene VI e CD38: i tre fattori che aggravano l'obesità

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Studio italiano su Scientific Reports: tre fattori molecolari spiegano perché la fibrosi adiposa aggrava nel tempo la malattia. Cosa cambia per i pazienti.

Quando una malattia smette di rispondere alle cure, il motivo spesso non è nel comportamento del paziente ma in un processo invisibile nei tessuti. Una ricerca italiana pubblicata su Scientific Reports ha identificato i tre fattori molecolari che scatenano la fibrosi del tessuto adiposo, il meccanismo che trasforma l'obesità in una condizione sempre più difficile da trattare.

La ricerca italiana e i tre protagonisti molecolari

Lo studio è stato coordinato da Saverio Cinti del Centro per lo studio dell'obesità dell'Università Politecnica delle Marche e da Sergio Castorina dell'Università di Catania. Le prime autrici sono Angelica Di Vincenzo e Tonia Luca, con la collaborazione di ricercatori del CNR e delle università di Bologna e Verona.

Il lavoro analizza i meccanismi alla base della fibrosi del tessuto adiposo, una condizione che peggiora la malattia e aumenta il rischio di altre patologie, compresa la comparsa di tumori.

  • Adipociti ipertrofici: cellule adipose che aumentano di volume accumulando eccessive quantità di grasso
  • Collagene VI (Col6): componente molecolare della matrice extracellulare che, quando il gene che lo codifica smette di funzionare correttamente, innesca comportamenti anomali nelle cellule adipose
  • CD38: enzima prodotto dalle cellule infiammatorie che infiltrano il tessuto adiposo

La scoperta ridefinisce un paradigma consolidato: fino a oggi il principale responsabile della fibrosi nel tessuto adiposo era considerato il fibroblasto, una cellula del tessuto connettivo. I nuovi dati assegnano invece un ruolo centrale agli stessi adipociti, spostando il problema a monte nel processo biologico che porta alla fibrosi.

Il meccanismo che peggiora la malattia nel tempo

Il processo descritto dai ricercatori prende avvio dal gene Col6. Quando questo gene non funziona correttamente, gli adipociti ipertrofici modificano il proprio comportamento: producono quantità eccessive di collagene e vanno incontro a morte cellulare programmata.

La morte delle cellule adipose richiama cellule infiammatorie dal sangue. Una volta infiltrate nel tessuto adiposo, queste cellule producono elevate quantità di CD38, enzima già associato allo sviluppo della fibrosi. Il risultato è un ciclo: più fibrosi, più infiammazione, ancora più fibrosi.

I ricercatori descrivono questo insieme di eventi come "un meccanismo progressivo capace di aggravare nel tempo" la malattia, rendendola resistente alle terapie e legata a un rischio più elevato di complicazioni. Un punto cruciale della ricerca è l'evidenza della multifattorialità: la fibrosi del tessuto adiposo umano non nasce da un'unica causa ma dall'interazione di questi tre elementi.

Il dato italiano e le prospettive terapeutiche

Secondo il report ISTAT 2025 sui fattori di rischio per la salute, il 46,4% degli adulti italiani si trova in una condizione di eccesso di peso, un dato stabile da tre anni che riguarda il 55,1% degli uomini e il 38,2% delle donne. Report ISTAT 2025 su peso e fattori di rischio

La rilevanza clinica dello studio dipende in parte da un dato pratico: i ricercatori segnalano che esistono già trattamenti capaci di contrastare gli effetti del CD38. Il bersaglio molecolare identificato non è teorico, ma già raggiungibile con farmaci esistenti, accelerando la possibilità di terapie specifiche per le forme di obesità complicate da fibrosi adiposa.

Studi paralleli continuano a esplorare le radici genetiche della predisposizione alla malattia. Ricercatori dell'Università di Cambridge hanno identificato geni - come DENND1B - che regolano i circuiti dell'appetito e del metabolismo sia negli esseri umani sia nei cani, mostrando che alcune basi biologiche dell'accumulo di peso corporeo sono condivise tra specie diverse. Studio Cambridge su genetica e peso corporeo nei cani e negli esseri umani

La combinazione tra predisposizione genetica e meccanismi tissutali progressivi come la fibrosi adiposa suggerisce che la condizione non è uniforme tra i pazienti. Capire quale processo è prevalente in ciascun caso potrebbe essere il passaggio necessario verso trattamenti più efficaci e personalizzati.

Pubblicato il: 29 aprile 2026 alle ore 09:14

Domande frequenti

Quali sono i tre fattori molecolari che aggravano l'obesità secondo la ricerca italiana?

I tre fattori identificati sono gli adipociti ipertrofici, il collagene VI (Col6) e l'enzima CD38 prodotto dalle cellule infiammatorie che infiltrano il tessuto adiposo.

In che modo la fibrosi del tessuto adiposo peggiora l'obesità e la rende resistente alle cure?

La fibrosi del tessuto adiposo crea un ambiente infiammatorio cronico che aggrava la malattia, favorisce un circolo vizioso di infiammazione e fibrosi e rende l'obesità meno responsiva alle terapie tradizionali.

Che ruolo hanno gli adipociti rispetto ai fibroblasti nella fibrosi del tessuto adiposo?

La ricerca ha evidenziato che gli stessi adipociti, e non solo i fibroblasti, giocano un ruolo centrale nello sviluppo della fibrosi, modificando la comprensione dei processi biologici alla base della malattia.

Esistono già terapie mirate ai meccanismi identificati nello studio?

Sì, secondo i ricercatori, esistono già farmaci in grado di contrastare gli effetti di CD38, aprendo la strada a terapie specifiche per le forme di obesità complicate da fibrosi.

Qual è la situazione dell'eccesso di peso in Italia secondo il report ISTAT 2025?

Il 46,4% degli adulti italiani è in una condizione di eccesso di peso, con il 55,1% degli uomini e il 38,2% delle donne coinvolti, e questi dati risultano stabili da tre anni.

La predisposizione genetica influisce sulla gravità dell'obesità e della fibrosi adiposa?

Sì, studi paralleli hanno mostrato che fattori genetici possono influenzare la predisposizione all'obesità e ai meccanismi tissutali come la fibrosi, suggerendo la necessità di trattamenti personalizzati.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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