Loading...
Povertà in Italia, il CNDDU lancia l'allarme: «I dati Istat non raccontano tutto, la realtà è drammatica»
Mondo

Povertà in Italia, il CNDDU lancia l'allarme: «I dati Istat non raccontano tutto, la realtà è drammatica»

Disponibile in formato audio

Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani denuncia l'aumento della deprivazione materiale e sociale. Sotto accusa anche la precarietà dei docenti fuorisede, costretti a fare i conti con stipendi inadeguati e costi di vita insostenibili.

Il quadro Istat 2025: numeri che parlano chiaro

Il 22,6% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale. Una cifra che, nella sua brutalità statistica, potrebbe apparire stabile rispetto agli anni precedenti e dunque rassicurante. Ma sarebbe un errore fermarsi alla superficie.

Stando a quanto emerge dagli ultimi dati Istat relativi al 2025, la quota di individui a rischio di povertà si attesta al 18,6%, un valore sostanzialmente invariato. Eppure è un altro indicatore a dover preoccupare seriamente: la grave deprivazione materiale e sociale è salita dal 4,6% al 5,2%. Sei decimi di punto percentuale che, tradotti in vite reali, significano centinaia di migliaia di persone in più incapaci di far fronte a bisogni essenziali, dal riscaldamento domestico all'acquisto di un pasto proteico adeguato, dalla possibilità di affrontare una spesa imprevista all'accesso a beni culturali minimi.

La stabilità apparente del dato complessivo, insomma, nasconde un peggioramento qualitativo delle condizioni di vita di una fetta crescente di cittadini.

La denuncia del CNDDU: dietro le percentuali ci sono persone

A squarciare il velo di una lettura troppo ottimistica ci ha pensato il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha espresso forte preoccupazione per il quadro sociale fotografato dall'Istituto nazionale di statistica.

Secondo il CNDDU, i dati Istat, per quanto rigorosi sul piano metodologico, non raccontano tutto. La realtà vissuta quotidianamente da milioni di italiani è più drammatica di quanto le medie nazionali lascino trasparire. Le diseguaglianze territoriali, la frammentazione del mercato del lavoro, l'erosione del potere d'acquisto delle fasce medio-basse: sono tutti fattori che le statistiche aggregate tendono a smussare, restituendo un'immagine meno allarmante del dovuto.

In un'epoca in cui la narrazione pubblica si nutre spesso di numeri decontestualizzati, vale la pena ricordare quanto sia importante verificare le fonti e leggere i dati nella loro complessità. Su questo fronte, strumenti come quelli recentemente proposti a livello europeo per riconoscere e combattere la disinformazione possono rivelarsi utili anche nell'interpretazione delle statistiche sociali.

Famiglie straniere: il rischio povertà sfiora il 42%

Uno dei dati più inquietanti riguarda le famiglie con almeno un componente straniero. Per questi nuclei, il rischio di povertà o esclusione sociale schizza al 41,5%, più del doppio rispetto alla media nazionale. Un divario enorme, che racconta di un'integrazione economica ancora largamente incompiuta.

Le cause sono note e stratificate: lavori a bassa qualificazione, contratti precari o irregolari, difficoltà di accesso ai servizi, barriere linguistiche e burocratiche. Ma la consapevolezza delle cause non si è ancora tradotta in politiche strutturali capaci di invertire la tendenza. Queste famiglie restano intrappolate in una condizione di vulnerabilità cronica che si trasmette, inevitabilmente, alle seconde generazioni, alimentando un circolo vizioso di marginalità.

Non è solo un problema etico. È un problema economico e sociale che mina la coesione del Paese.

Docenti fuorisede, la precarietà silenziosa di chi insegna

C'è poi un aspetto che il CNDDU conosce bene, per vocazione e per esperienza diretta: la condizione dei docenti fuorisede. Migliaia di insegnanti, soprattutto giovani e provenienti dal Mezzogiorno, si trovano a prestare servizio in città dove il costo della vita è incompatibile con i loro stipendi.

Affitti che assorbono oltre la metà dello stipendio netto. Spostamenti settimanali di centinaia di chilometri. L'impossibilità di costruire una stabilità familiare. La precarietà economica di chi dovrebbe rappresentare un pilastro della formazione delle nuove generazioni è un paradosso che il sistema scolastico italiano si porta dietro da decenni, senza che nessuna riforma sia riuscita ad affrontarlo in modo risolutivo.

Questi docenti non rientrano nelle statistiche sulla povertà assoluta, spesso nemmeno in quelle sulla povertà relativa. Ma vivono una condizione di disagio economico reale, aggravata dalla percezione di un mancato riconoscimento sociale del proprio ruolo.

Povertà educativa e diritti umani: il nesso che non possiamo ignorare

Il filo rosso che lega tutti questi dati, come sottolineato dal CNDDU, è la povertà educativa. Quando le famiglie non possono permettersi libri, connessione internet, attività extrascolastiche, quando i docenti lavorano in condizioni di precarietà, quando intere comunità restano ai margini del sistema economico, a pagare il prezzo più alto sono i bambini e i ragazzi.

La povertà educativa non è solo assenza di istruzione. È la negazione di un diritto umano fondamentale, quello sancito dall'articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e ribadito dalla Costituzione italiana all'articolo 34. Ogni punto percentuale di deprivazione materiale che sale corrisponde a opportunità negate, talenti dispersi, futuro ipotecato.

Il Coordinamento chiede con forza che la questione venga posta al centro dell'agenda politica, superando l'approccio emergenziale che ha caratterizzato gli ultimi anni. Servono investimenti strutturali nella scuola pubblica, politiche abitative per i lavoratori della conoscenza, misure di inclusione sociale che vadano oltre i trasferimenti monetari.

La questione resta aperta. E i numeri dell'Istat, per quanto parziali, sono lì a ricordarcelo.

Pubblicato il: 3 aprile 2026 alle ore 09:31

Domande frequenti

Cosa evidenziano i dati Istat 2025 sulla povertà in Italia?

I dati Istat 2025 mostrano che il 22,6% della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale, mentre il rischio individuale di povertà si attesta al 18,6%. Tuttavia, la grave deprivazione materiale e sociale è aumentata dal 4,6% al 5,2%, indicando un peggioramento qualitativo delle condizioni di vita.

Perché il CNDDU ritiene che i dati Istat non raccontino tutta la realtà?

Secondo il CNDDU, le statistiche aggregate tendono a nascondere le reali difficoltà vissute da milioni di italiani, soprattutto a causa delle diseguaglianze territoriali e della precarietà del lavoro. I dati, quindi, restituiscono un’immagine meno allarmante rispetto alla complessità della situazione sociale.

Qual è la situazione delle famiglie straniere rispetto al rischio di povertà?

Per le famiglie con almeno un componente straniero il rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge il 41,5%, più del doppio rispetto alla media nazionale. Questa vulnerabilità è dovuta a fattori come lavori precari, barriere linguistiche e difficoltà di accesso ai servizi.

Quali difficoltà affrontano i docenti fuorisede in Italia?

I docenti fuorisede, soprattutto giovani provenienti dal Sud, affrontano affitti elevati, spostamenti lunghi e precarietà economica, spesso senza riconoscimento sociale adeguato. Questa condizione, pur non rientrando nelle statistiche ufficiali sulla povertà, rappresenta una reale situazione di disagio.

In che modo la povertà educativa è collegata ai diritti umani?

La povertà educativa priva bambini e ragazzi di un diritto umano fondamentale, quello all’istruzione, sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L’aumento della deprivazione materiale si traduce in opportunità negate e un futuro compromesso per le nuove generazioni.

Quali soluzioni propone il CNDDU per affrontare la povertà in Italia?

Il CNDDU chiede investimenti strutturali nella scuola pubblica, politiche abitative per i lavoratori della conoscenza e misure di inclusione sociale più efficaci. L’obiettivo è superare l’approccio emergenziale e affrontare la questione in modo sistemico e duraturo.

Redazione EduNews24

Articolo creato da

Redazione EduNews24

Articoli pubblicati da parte della redazione di EduNews24.it

Articoli Correlati