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Affitti brevi sotto assedio: dalle nuove regole al rischio desertificazione, la battaglia che ridisegna le città italiane
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Affitti brevi sotto assedio: dalle nuove regole al rischio desertificazione, la battaglia che ridisegna le città italiane

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Stretta normativa sugli affitti brevi in Italia: dal CIN obbligatorio alla cedolare secca al 26%, ecco come cambiano le regole e quali effetti avranno su centri storici, residenti e mercato turistico.

Sommario

La stretta normativa sugli affitti brevi

Firenze ha aperto il fronte, Venezia ha seguito con il ticket d'ingresso, Roma sta serrando i ranghi. Le grandi città italiane, una dopo l'altra, hanno dichiarato guerra agli affitti brevi, quei contratti di locazione inferiori a 30 giorni che negli ultimi dieci anni hanno trasformato interi quartieri storici in distretti turistici permanenti. La pressione esercitata dalle piattaforme digitali, Airbnb e Booking in testa, ha generato un mercato parallelo capace di sottrarre migliaia di unità abitative alla residenzialità tradizionale.

Il legislatore nazionale è intervenuto con il *Decreto Anticipi* (DL 145/2023), convertito in legge, introducendo il Codice Identificativo Nazionale (CIN) come strumento cardine di tracciabilità. L'obiettivo dichiarato è duplice: garantire trasparenza fiscale e restituire ai Comuni strumenti di governo del territorio. Non si tratta di vietare, almeno non ancora, ma di regolamentare un settore cresciuto in modo tumultuoso, spesso ai margini della legalità.

Le amministrazioni locali, dal canto loro, chiedono poteri più ampi: la possibilità di fissare tetti massimi alle licenze, di individuare zone rosse dove impedire nuove aperture. Il dibattito è acceso e le posizioni divergenti, ma una cosa appare chiara: il laissez-faire degli anni passati è definitivamente tramontato.

Roma 2025-2026: tutti gli adempimenti obbligatori

Chi intende affittare un immobile nella Capitale per periodi brevi deve oggi confrontarsi con una catena burocratica articolata ma inderogabile. Il primo passaggio è l'ottenimento del CIN, da richiedere attraverso la piattaforma telematica del Ministero del Turismo. Senza questo codice, pubblicare un annuncio su qualsiasi portale è illecito e comporta sanzioni fino a 8.000 euro.

Parallelamente, il proprietario deve presentare la C.I.A. (Comunicazione Inizio Attività) sia al Comune di Roma sia alla Regione Lazio, documentando la conformità dell'immobile alle normative urbanistiche e igienico-sanitarie. C'è poi l'obbligo di registrazione al portale Alloggiati Web della Questura: ogni ospite va segnalato entro 24 ore dall'arrivo, pena conseguenze penali.

Sul fronte della sicurezza, la normativa impone dotazioni specifiche:

  • Estintori a norma
  • Rilevatori di gas e monossido di carbonio
  • Planimetrie con vie di fuga esposte in modo visibile

La tassa di soggiorno, che a Roma varia da 3,50 a 7 euro per persona a notte a seconda della tipologia di struttura, deve essere riscossa dal locatore e versata trimestralmente al Comune. Trascurare anche uno solo di questi adempimenti espone a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, alla chiusura dell'attività.

Rendimenti e regime fiscale: cosa cambia con la cedolare secca

Nonostante il peso burocratico, gli affitti brevi restano un investimento attraente. I rendimenti possono superare il 6% annuo rapportato al valore dell'immobile, un dato che surclassa ampiamente la locazione tradizionale a lungo termine, ferma in molte zone tra il 2% e il 4%. Il regime della cedolare secca rappresenta il pilastro fiscale di questo mercato: per la prima casa locata, l'aliquota resta confermata al 21% sui proventi lordi, una tassa piatta che semplifica enormemente la dichiarazione dei redditi rispetto al regime IRPEF ordinario.

La vera novità del 2026, tuttavia, riguarda due aspetti cruciali:

  1. L'aliquota sale al 26% a partire dal secondo immobile destinato a locazione breve, un incremento significativo che erode i margini di profitto per i multi-proprietari.
  2. La soglia per essere qualificati come imprenditori scende da cinque a tre appartamenti. Chi gestisce tre o più unità dovrà aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e sottostare al regime fiscale d'impresa.

Questa misura punta a colpire i cosiddetti host professionali che operano di fatto come strutture ricettive mascherate da privati, restituendo equità competitiva ad alberghi e pensioni tradizionali. Il messaggio del legislatore è netto: chi fa impresa deve essere trattato come tale.

Overtourism: quando il turismo diventa insostenibile

Il termine overtourism descrive una condizione precisa: il superamento della capacità di carico di un territorio da parte dei flussi turistici. Non è un concetto astratto. A Roma, nel 2024, il centro storico ha registrato oltre 35 milioni di presenze turistiche, con picchi nei mesi estivi che hanno portato la densità di visitatori in aree come il Tridente e Trastevere a livelli paragonabili a quelli di un parco tematico.

Gli affitti brevi alimentano questo fenomeno in modo diretto: ogni appartamento convertito alla locazione turistica rappresenta un'unità abitativa in meno per i residenti e un polo di attrazione in più per i visitatori. Le conseguenze sono tangibili e misurabili. I prezzi dei beni di consumo nei quartieri centrali si adeguano al potere d'acquisto dei turisti, non a quello dei romani. Le attività commerciali di vicinato, il fruttivendolo, la merceria, il calzolaio, cedono il passo a minimarket aperti ventiquattr'ore, negozi di souvenir e ristoranti con menù plastificati in cinque lingue.

Il tessuto sociale si disgrega. I residenti rimasti lamentano rumore notturno, degrado degli spazi comuni nei condomini, perdita del senso di comunità. L'overtourism non distrugge solo la vivibilità: paradossalmente, finisce per deteriorare anche l'esperienza turistica stessa, trasformando luoghi autentici in scenografie svuotate di significato.

Desertificazione dei centri storici: residenti in fuga

La desertificazione residenziale è il volto più drammatico della trasformazione in corso. Il rione Monti, cuore antico di Roma, ha perso il 18% della popolazione residente nell'ultimo decennio. A Venezia il dato è ancora più impressionante: dai 175.000 abitanti degli anni Cinquanta si è scesi sotto i 50.000. Il meccanismo è semplice quanto inesorabile.

Quando un proprietario scopre che può guadagnare tre o quattro volte di più affittando a turisti per brevi periodi anziché a una famiglia con contratto 4+4, la scelta economica è quasi obbligata. Gli inquilini residenti vengono progressivamente espulsi, i canoni di locazione a lungo termine salgono per effetto della concorrenza con il mercato breve, e chi non può permettersi gli aumenti si sposta in periferia. Le scuole perdono iscritti, gli ambulatori medici chiudono per mancanza di assistiti, le parrocchie si svuotano.

Si crea un circolo vizioso: meno servizi significano meno attrattività residenziale, che a sua volta accelera la conversione turistica degli immobili rimasti. Il centro storico diventa un guscio, splendido all'esterno, vuoto all'interno. Una città-museo che vive solo di giorno, popolata da visitatori di passaggio e abbandonata dopo il tramonto. Le amministrazioni locali tentano di arginare il fenomeno con incentivi fiscali per chi affitta a residenti, ma i risultati restano modesti di fronte alla potenza del mercato.

Il paradosso del blocco: uffici al posto delle case

Esiste un risvolto che il dibattito pubblico tende a trascurare. Bloccare gli affitti brevi nei centri storici non garantisce automaticamente il ritorno dei residenti. Gli immobili di pregio nelle zone centrali, se non possono essere destinati alla locazione turistica, rischiano di essere riconvertiti a uso ufficio o commerciale, destinazioni spesso più redditizie della locazione residenziale tradizionale. Studi professionali, sedi di rappresentanza, showroom: il mercato immobiliare terziario nei centri storici è vivace e disposto a pagare canoni elevati.

Il risultato sarebbe paradossale: palazzi storici pieni di scrivanie anziché di letti, quartieri deserti la sera esattamente come nello scenario dell'overtourism, ma senza nemmeno il presidio, per quanto caotico, garantito dalla presenza turistica. C'è inoltre un elemento che le politiche restrittive faticano a incorporare: i turisti vogliono stare nel centro. La domanda di alloggi in posizione centrale non scompare per decreto; semplicemente si sposta verso l'illegalità o verso strutture alberghiere che non sempre riescono ad assorbire i flussi.

Impedire la creazione di nuovi B&B senza contestualmente ampliare l'offerta ricettiva regolare rischia di generare scarsità, aumento dei prezzi e proliferazione del sommerso. La sfida, dunque, non è scegliere tra turismo e residenzialità, ma trovare un equilibrio che non sacrifichi nessuna delle due dimensioni.

Uno scenario in evoluzione tra esigenze contrapposte

La partita degli affitti brevi si gioca su un terreno dove si intrecciano diritti di proprietà, politiche abitative, strategie turistiche e sostenibilità urbana. Le nuove normative, dal CIN obbligatorio alla stretta sulla cedolare secca, dalla riduzione della soglia imprenditoriale a tre immobili fino agli obblighi di sicurezza, rappresentano un tentativo di riportare ordine in un settore che per anni è cresciuto senza regole.

L'overtourism e la desertificazione residenziale sono fenomeni reali, documentati, che erodono la qualità della vita nei centri storici italiani. Ma le soluzioni semplicistiche, il divieto puro, il blocco totale, portano con sé effetti collaterali non meno problematici: la riconversione a uffici, la scarsità di offerta ricettiva, la crescita dell'illegalità.

Serve un approccio chirurgico, che distingua tra il piccolo proprietario che affitta occasionalmente la propria casa e l'operatore professionale che gestisce decine di appartamenti. Servono investimenti in edilizia residenziale pubblica per compensare le unità sottratte al mercato. Serve, soprattutto, una visione di lungo periodo che consideri la città come organismo complesso, non come campo di battaglia tra fazioni. Il 2026 segnerà un punto di svolta normativo. Resta da capire se sarà anche un punto di svolta culturale.

Pubblicato il: 20 marzo 2026 alle ore 11:32

Domande frequenti

Quali sono i principali obblighi per chi vuole affittare una casa a Roma per brevi periodi?

È necessario ottenere il Codice Identificativo Nazionale (CIN), presentare la Comunicazione Inizio Attività (C.I.A.) al Comune e alla Regione, registrarsi al portale Alloggiati Web della Questura e rispettare precisi requisiti di sicurezza. Inoltre, occorre riscuotere e versare la tassa di soggiorno al Comune.

Come cambiano i rendimenti e la tassazione degli affitti brevi con le nuove normative?

La cedolare secca al 21% resta per il primo immobile, ma dal 2026 l’aliquota sale al 26% dal secondo in poi. Chi gestisce tre o più appartamenti dovrà aprire partita IVA e adottare il regime fiscale d’impresa, con un impatto significativo sui margini di profitto.

In che modo gli affitti brevi contribuiscono al fenomeno dell'overtourism e alla desertificazione dei centri storici?

Gli affitti brevi sottraggono abitazioni ai residenti e attraggono grandi flussi turistici, causando aumento dei prezzi, perdita di servizi di vicinato e spopolamento dei quartieri storici. Questo comporta la trasformazione delle città in luoghi meno vivibili sia per i residenti sia per i turisti stessi.

Bloccare gli affitti brevi nei centri storici garantisce il ritorno dei residenti?

No, bloccare gli affitti brevi può portare alla riconversione degli immobili in uffici o attività commerciali, senza favorire la residenzialità. Il rischio è di ottenere quartieri deserti la sera e una maggiore scarsità di alloggi regolari.

Qual è la principale sfida nel regolamentare gli affitti brevi in Italia?

La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra esigenze turistiche e residenziali, evitando soluzioni drastiche che possano favorire illegalità o desertificazione. È necessario distinguere tra piccoli proprietari e operatori professionali, oltre a investire in edilizia pubblica e garantire una visione di lungo periodo per le città.

Matteo Cicarelli

Articolo creato da

Matteo Cicarelli

Giornalista Pubblicista Matteo Cicarelli è un giornalista laureato in Lettere Moderne e specializzato in Editoria e Scrittura. Durante il suo percorso accademico ha approfondito lo studio della linguistica, della letteratura e della comunicazione, sviluppando un forte interesse per il mondo del giornalismo. Infatti, ha dedicato le sue tesi a due ambiti distinti ma complementari: da un lato l’analisi della lingua e della cultura indoeuropea, dall’altro lo studio della narrazione giornalistica, con un particolare approfondimento sul giornalismo enogastronomico. Da sempre affascinato dal mondo della comunicazione e del racconto, nel corso della sua carriera ha lavorato anche come addetto stampa e ha collaborato con diverse testate online che si occupano di cultura, cronaca, società, sport ed enogastronomia. Su EduNews24.it scrive articoli e realizza contenuti video dedicati ai temi della scuola, della formazione, della cultura e dei cambiamenti sociali, cercando di mantenere uno stile chiaro, divulgativo, accessibile e attento alla veridicità. Tra le sue passioni ci sono lo sport, la cucina, la lettura e la stand up comedy: un interesse che lo porta anche a cimentarsi nella scrittura di testi comici.

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