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Accise giù di 25 centesimi: la mossa del governo Meloni tra urgenza sociale e azzardo sui conti pubblici
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Accise giù di 25 centesimi: la mossa del governo Meloni tra urgenza sociale e azzardo sui conti pubblici

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Il Consiglio dei ministri taglia il prezzo dei carburanti per 20 giorni e rafforza i controlli anti-speculazione. Ma finanziare tutto in deficit è una scommessa che richiede lucidità politica, non fiducia cieca nei mercati

Il taglio delle accise: cosa prevede il decreto

Il Consiglio dei ministri ha battuto un colpo. E stavolta il colpo si sente: 25 centesimi in meno al litro sul prezzo di benzina e gasolio, con effetto immediato. Il decreto approvato il 19 marzo 2026 interviene sulla componente fiscale dei carburanti — le famigerate accise — con un taglio netto che, stando alle stime di Palazzo Chigi, dovrebbe tradursi in un risparmio percepibile già al distributore.

Il provvedimento non si limita al solo sconto alla pompa. Il pacchetto include un rafforzamento dei poteri ispettivi per colpire le pratiche speculative lungo la filiera distributiva e un credito d'imposta destinato agli autotrasportatori, categoria tra le più esposte ai rincari del carburante. Un trittico di misure che punta a contenere l'emergenza prezzi su più fronti.

La scelta, va detto, è giusta nel principio. Quando il costo del pieno erode il potere d'acquisto delle famiglie e mette in ginocchio interi settori produttivi, un governo non può limitarsi a osservare. Ma il diavolo, come sempre, sta nei dettagli.

Venti giorni, non un giorno di più (per ora)

La durata del taglio è il primo elemento che salta all'occhio: 20 giorni. Tre settimane scarse. Una finestra temporale che solleva interrogativi legittimi. È sufficiente per dare respiro reale a famiglie e imprese? O si tratta di un intervento-tampone, pensato più per la comunicazione politica che per l'impatto economico?

La risposta, con ogni probabilità, sta nel mezzo. Il governo si riserva la possibilità di prorogare la misura — lo schema è ormai consolidato, si è visto più volte nella stagione dei decreti energia del 2022-2023 — ma non si impegna oltre. La cautela ha una ragione precisa, e quella ragione si chiama copertura finanziaria.

Perché quei 25 centesimi al litro, moltiplicati per i milioni di litri consumati ogni giorno in Italia, producono un conto salato. E quel conto, questa volta, non è coperto da entrate straordinarie o da fondi europei. È coperto da nuovo deficit.

Speculazione sotto la lente: i nuovi poteri ispettivi

Una delle componenti più significative del decreto riguarda il contrasto alla speculazione sui prezzi dei carburanti. Il governo ha deciso di rafforzare i poteri ispettivi delle autorità competenti, un segnale politico chiaro: lo sconto pubblico non deve finire nelle tasche di chi, lungo la catena distributiva, approfitta delle turbolenze di mercato per gonfiare i margini.

È un tema annoso. Chiunque abbia seguito le cronache del settore sa che il prezzo alla pompa non riflette sempre, e non riflette fedelmente, l'andamento del prezzo del greggio. Ci sono passaggi intermedi — raffinazione, logistica, distribuzione — in cui i ricarichi possono lievitare senza che il consumatore ne abbia contezza. Le nuove disposizioni puntano esattamente lì, con ispezioni più frequenti e sanzioni più severe per chi pratica rialzi ingiustificati.

Resta da capire se l'apparato amministrativo e la Guardia di Finanza avranno le risorse concrete per rendere questi controlli efficaci e capillari, e non soltanto dichiarazioni d'intento. La buona volontà normativa, senza gambe operative, rischia di restare lettera morta.

Autotrasportatori: il credito d'imposta come valvola di sfogo

Il decreto riserva un'attenzione specifica al comparto dell'autotrasporto, che in Italia rappresenta la spina dorsale della logistica. L'80% delle merci viaggia su gomma: quando il gasolio sale, salgono i costi di trasporto, e a cascata aumentano i prezzi di tutto ciò che arriva sugli scaffali.

Lo strumento scelto è il credito d'imposta, meccanismo già sperimentato in passato e che consente alle imprese del settore di compensare parte dei maggiori costi sostenuti per il carburante attraverso una riduzione del carico fiscale. Non è denaro fresco, ma è liquidità risparmiata — e per un settore con margini spesso risicati, può fare la differenza tra restare operativi e fermare i camion.

La misura si inserisce in un quadro più ampio di interventi a sostegno delle categorie produttive, un filone che il governo Meloni ha percorso con una certa continuità. Come emerge anche dall'analisi dei Risultati dei Sondaggi Politici di Aprile 2025: Meloni in Volo e il Pd in Caduta Libera, la tenuta del consenso dell'esecutivo si è spesso agganciata alla capacità di dare risposte tangibili sulle emergenze economiche quotidiane.

Il nodo del deficit e la lezione del 2022

Ed eccoci al punto dolente. Il taglio delle accise viene finanziato interamente attraverso un aumento del deficit pubblico. Tradotto: lo Stato incassa meno dalle accise, non compensa con altri tagli di spesa o nuove entrate, e la differenza finisce sul debito.

Non è una scelta scandalosa in sé. In una fase di emergenza, il ricorso al deficit può essere giustificato. Lo hanno fatto tutti i governi europei durante la crisi energetica post-invasione russa dell'Ucraina, lo ha fatto il governo Draghi nel 2022 con i decreti Aiuti, lo aveva fatto il governo Conte con i ristori pandemici.

Ma c'è un precedente che dovrebbe indurre alla cautela. Nel 2022, proprio l'accumulo di misure finanziate in deficit contribuì a creare le condizioni per una tempesta sui titoli di Stato italiani, con lo spread che tornò a mordere. L'allora presidente del Consiglio Mario Draghi poteva contare sulla propria credibilità personale presso i mercati finanziari — una credibilità costruita in anni alla guida della BCE — eppure nemmeno quella bastò a evitare tensioni.

Oggi la situazione è diversa, ma non necessariamente più favorevole. Il rapporto debito/PIL italiano resta tra i più alti d'Europa. La Banca Centrale Europea ha ridotto gli acquisti di titoli sovrani. E il nuovo Patto di Stabilità europeo, riformato nel 2024, impone vincoli più stringenti sulle traiettorie di bilancio.

Non credere ai mercati: un monito che vale ancora

La mossa sulle accise è condivisibile nel merito. Davanti a un rincaro che colpisce trasversalmente — dal pendolare che va al lavoro all'imprenditore che muove le merci — intervenire è doveroso. Ma la presidente Meloni farebbe bene a non cullarsi nell'illusione che i mercati finanziari guarderanno altrove.

I mercati non premiano le buone intenzioni. Premiano la coerenza fiscale e la credibilità dei piani di rientro. Se il taglio delle accise diventa, come già accaduto in passato, una misura ricorrente rinnovata di venti giorni in venti giorni senza mai trovare coperture strutturali, il segnale che arriva agli investitori internazionali è inequivocabile: l'Italia preferisce il consenso di breve termine alla disciplina di bilancio.

Draghi nel 2022 commise un errore analogo — o forse fu costretto a commetterlo dalla pressione politica di una maggioranza eterogenea — e il conto arrivò. Chi governa oggi ha il vantaggio di poter imparare da quell'esperienza.

La questione resta aperta. Venti giorni passano in fretta. E quando scadranno, il governo dovrà scegliere: prorogare il taglio alimentando il deficit, oppure lasciarlo scadere e affrontare il malcontento. Tertium non datur, a meno di non trovare risorse vere — e trovarle richiede scelte politiche impopolari che finora nessuno ha voluto fare.

In un'epoca in cui la politica italiana è chiamata a dimostrare visione di lungo periodo su fronti che vanno dalla partecipazione civica alla tenuta dei conti pubblici, un decreto-tampone da 20 giorni non può essere il punto d'arrivo. Deve essere, semmai, l'inizio di una riflessione seria sulla fiscalità energetica del Paese. Una riflessione che l'Italia rimanda da troppo tempo.

Pubblicato il: 19 marzo 2026 alle ore 11:55

Domande frequenti

Cosa prevede il decreto del governo Meloni sul taglio delle accise?

Il decreto riduce di 25 centesimi al litro la componente fiscale su benzina e gasolio, con effetto immediato. Prevede inoltre un rafforzamento dei controlli contro la speculazione e un credito d’imposta per gli autotrasportatori.

Quanto dura il taglio delle accise previsto dal decreto?

La riduzione delle accise è valida per 20 giorni, con la possibilità di essere prorogata, ma senza un impegno formale del governo oltre questa scadenza.

Come intende il governo contrastare la speculazione sui prezzi dei carburanti?

Il decreto rafforza i poteri ispettivi delle autorità competenti, prevedendo controlli più frequenti e sanzioni più severe contro i rialzi ingiustificati lungo la filiera distributiva dei carburanti.

In che modo gli autotrasportatori sono sostenuti dal nuovo decreto?

Gli autotrasportatori beneficiano di un credito d’imposta che consente di compensare parte dei maggiori costi del carburante tramite una riduzione del carico fiscale, aiutando il settore a restare operativo nonostante i rincari.

Come viene finanziato il taglio delle accise e quali rischi comporta per i conti pubblici?

Il taglio è finanziato interamente in deficit, aumentando il debito pubblico senza coperture strutturali. Questo approccio può generare tensioni sui mercati finanziari e mette sotto pressione la sostenibilità del bilancio statale.

Quali sono le possibili conseguenze se il taglio delle accise venisse prorogato oltre i 20 giorni?

Prorogare la misura senza coperture strutturali rischia di trasmettere ai mercati un segnale di scarsa disciplina fiscale, favorendo il consenso politico di breve termine a scapito della credibilità finanziaria dell’Italia.

Redazione EduNews24

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