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Pensioni 2060: al 64,8% la perdita media e 283 euro al mese
Lavoro

Pensioni 2060: al 64,8% la perdita media e 283 euro al mese

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Lo studio Censis-Confcooperative al Festival di Trento certifica il calo delle pensioni giovani al 64,8%. Tradotto in euro: 283 euro al mese in meno.

Chi andra in pensione nel 2060 ricevera il 64,8% dell'ultima retribuzione, contro l'81,5% di chi esce oggi dal lavoro. Lo certifica la ricerca Censis-Confcooperative al centro del dibattito sulla riforma pensioni 2026, presentata al Festival dell'economia di Trento il 23 maggio: una perdita di quasi 17 punti percentuali che, tradotta in euro su uno stipendio medio netto di 1.700 euro, vale circa 283 euro al mese in meno di pensione.

Dal 81,5% al 64,8%: i dati dello studio Censis-Confcooperative

Il tasso di sostituzione lordo misura quanta parte dell'ultima busta paga viene coperta dalla pensione. Il dato attuale, 81,5%, riguarda le carriere miste che combinano anni nel sistema retributivo (fino al 1995) con anni nel contributivo. Per chi e entrato nel mercato del lavoro dopo il 1995, soggetto al sistema contributivo puro, la proiezione al 2060 scende al 64,8%: l'assegno finale dipende interamente dai contributi versati, senza piu il collegamento all'ultima retribuzione.

Il divario tra stipendio e primo assegno si raddoppia: oggi vale 18,5 punti percentuali, nel 2060 arrivera a 35,2. Sul conto pesa la contrazione demografica: le proiezioni Censis stimano 7,7 milioni di lavoratori in meno in Italia entro il 2050, con meno contribuenti attivi a sostenere un numero crescente di pensionati. La struttura a ripartizione del sistema pubblico italiano risente in modo particolare di questo squilibrio: meno lavoratori attivi significano meno contributi versati e, a parita di uscite pensionistiche, un assegno medio strutturalmente piu basso.

Tradotto in euro: 283 euro al mese in meno per uno stipendio medio

Il salario medio netto di un lavoratore dipendente italiano si attesta intorno a 1.700 euro al mese. Con il tasso attuale dell'81,5%, la pensione attesa e circa 1.385 euro mensili. Con il tasso del 64,8% previsto per il 2060, lo stesso lavoratore si ritroverebbe con circa 1.102 euro: 283 euro in meno ogni mese, ovvero 3.396 euro l'anno di reddito pensionistico in meno rispetto a chi va in pensione oggi con le stesse caratteristiche di carriera.

La perdita e accentuata per chi ha carriere discontinue o retribuzioni piu basse. Le lavoratrici, gia oggi con assegni inferiori rispetto agli uomini per via di interruzioni di carriera e stipendi mediamente piu contenuti, rischiano di essere le piu esposte al calo del tasso di sostituzione. Il problema non e solo proiettato nel futuro: dal 2021 al 2026, il potere d'acquisto delle pensioni in essere e gia sceso di oltre il 9%, con punte al 25% per alcune categorie, secondo i dati della USB pensionati.

Previdenza complementare: aderisce meno di un lavoratore su tre

Di fronte a queste proiezioni, la previdenza complementare resta lo strumento principale per integrare il futuro assegno pubblico. L'adesione in Italia rimane pero bassa: circa il 35% dei lavoratori dipendenti privati partecipa a un fondo pensione integrativo, contro percentuali superiori al 60-70% in molti Paesi dell'Europa settentrionale. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto alla possibilita di rendere obbligatoria l'iscrizione ai fondi complementari, ipotesi sostenuta anche dalla UIL. La proposta Giorgetti sulla riforma della previdenza complementare

Sul fronte dei requisiti di accesso, il governo ha annunciato il blocco dell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita previsto per il 2027, ma il provvedimento non ha ancora trovato copertura finanziaria formale. Le incertezze sul blocco dei requisiti pensionistici La Quota 41, che avrebbe permesso di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall'eta, e stata esclusa dal Documento di Economia e Finanza per mancanza di copertura. Riforma pensioni 2025: il DEF boccia Quota 41

Chi ha vent'anni oggi costruira una carriera sapendo che ricevera, all'uscita dal lavoro, meno di due terzi dell'ultimo stipendio. Per molti, la differenza tra quella percentuale e un reddito sufficiente dipende da scelte di risparmio privato che il sistema previdenziale pubblico non puo fare al loro posto.

Domande frequenti

Perché chi andrà in pensione nel 2060 riceverà una quota inferiore dell’ultima retribuzione rispetto ad oggi?

Secondo la ricerca Censis-Confcooperative, il calo è dovuto al passaggio al sistema contributivo puro, che lega la pensione solo ai contributi versati, e al calo dei lavoratori attivi causato dalla contrazione demografica.

Cosa significa tasso di sostituzione e come cambierà entro il 2060?

Il tasso di sostituzione indica la percentuale dell’ultima busta paga coperta dalla pensione. Oggi è all’81,5% per le carriere miste, ma si prevede che scenderà al 64,8% per chi andrà in pensione nel 2060 con carriera completamente contributiva.

Quale sarà la perdita economica mensile per un lavoratore medio che andrà in pensione nel 2060?

Un lavoratore con stipendio medio netto di 1.700 euro riceverà circa 1.102 euro di pensione, ovvero 283 euro in meno al mese rispetto a chi va in pensione oggi.

Chi rischia maggiormente di subire una riduzione dell’assegno pensionistico?

La perdita sarà più accentuata per chi ha carriere discontinue o stipendi bassi; le donne sono particolarmente vulnerabili a causa di interruzioni di carriera e salari inferiori.

Qual è la situazione della previdenza complementare in Italia e quali proposte sono in discussione?

In Italia solo il 35% dei lavoratori aderisce a fondi pensione integrativi; il ministro dell’Economia ha proposto di rendere obbligatoria questa adesione, seguendo l’esempio di altri Paesi europei.

Quali sono le ultime novità sui requisiti di accesso alla pensione e sulle riforme in discussione?

Il governo ha annunciato il blocco dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita dal 2027, ma manca la copertura finanziaria; inoltre, la proposta Quota 41 è stata esclusa dal DEF per carenza di fondi.

Pubblicato il: 23 maggio 2026 alle ore 14:47

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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