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Ingegneria economica, l'alleanza tra Consiglio nazionale ingegneri e Ance per regole certe nel settore edilizio
Lavoro

Ingegneria economica, l'alleanza tra Consiglio nazionale ingegneri e Ance per regole certe nel settore edilizio

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Alle Giornate nazionali si è parlato di Partenariato Pubblico-Privato, criticità legate alla chiusura del Pnrr e nuovi modelli di sviluppo.

L'alleanza strategica tra Cni e Ance

Non è un convegno qualsiasi. Le Giornate nazionali dell'ingegneria economica, organizzate dal Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) in collaborazione con l'Ance (Associazione nazionale costruttori edili), rappresentano ormai un appuntamento cruciale per chi opera nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture in Italia. L'edizione 2026 ha messo sul tavolo una richiesta che risuona da anni, ma che oggi assume un'urgenza nuova: ottenere regole certe per un comparto che vale una fetta consistente del Pil nazionale.

A introdurre i lavori è stato Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, che ha inquadrato subito la posta in gioco. L'ingegneria economica, ha spiegato, non è una disciplina astratta: è lo strumento attraverso cui si valutano la fattibilità, la sostenibilità e la convenienza degli investimenti pubblici e privati. Senza un quadro normativo chiaro, però, quegli strumenti restano spuntati.

L'alleanza con Ance non è casuale. Costruttori e ingegneri condividono lo stesso problema: un ecosistema regolatorio frammentato, soggetto a cambiamenti frequenti, che scoraggia gli investimenti di lungo periodo. E in un momento in cui l'Italia deve ancora capitalizzare le risorse europee, la questione non può più essere rinviata.

Il Partenariato Pubblico-Privato al centro del dibattito

Il filo conduttore dell'intera manifestazione è stato il Partenariato Pubblico-Privato (ppp), uno strumento che sulla carta potrebbe rivoluzionare il modo in cui l'Italia progetta e realizza infrastrutture, ma che nella pratica si scontra con ostacoli burocratici e normativi persistenti.

Il sottosegretario Alessandro Morelli è intervenuto dedicando il suo contributo proprio al tema del ppp, sottolineando come il governo consideri questa formula una leva fondamentale per mobilitare capitali privati a supporto degli investimenti pubblici. Stando a quanto emerge dal suo intervento, l'esecutivo starebbe lavorando a una semplificazione delle procedure che regolano queste forme di collaborazione, con l'obiettivo di renderle più attrattive per gli operatori economici.

La collaborazione pubblico-privato è da tempo considerata fondamentale per il rilancio dell'edilizia italiana. Eppure i dati raccontano una realtà fatta di procedure lunghe, contenziosi frequenti e una diffidenza reciproca tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati che fatica a dissolversi. Il nuovo Codice dei contratti pubblici, entrato in vigore nel 2023, ha introdotto alcune novità significative nella disciplina del ppp, ma l'applicazione concreta resta disomogenea sul territorio nazionale.

I nodi irrisolti del Pnrr

Uno dei passaggi più delicati delle Giornate ha riguardato la chiusura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Con le scadenze che si avvicinano, i problemi legati all'attuazione dei progetti finanziati dal Pnrr sono stati al centro di un confronto serrato.

Le criticità sono note: ritardi nell'aggiudicazione degli appalti, difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata, aumento dei costi delle materie prime che ha eroso i margini previsti in fase di programmazione. Ma c'è un aspetto meno discusso che è emerso con forza durante i lavori, ovvero il rischio che la fretta di rispettare le scadenze europee comprometta la qualità progettuale. Quando si comprime il tempo dedicato alla fase di due diligence economica e tecnica, il risultato è spesso un'opera che nasce già bisognosa di interventi correttivi.

Per ingegneri e costruttori, la lezione del Pnrr è chiara: senza una pianificazione economica rigorosa a monte, nessun finanziamento, per quanto ingente, può tradursi automaticamente in infrastrutture efficienti. È qui che l'ingegneria economica gioca il suo ruolo più importante, nella fase in cui si decide se un investimento ha senso, quanto costerà davvero e chi ne sopporterà i rischi.

La Lombardia come laboratorio del ppp

Tra gli interventi più attesi, quello di Claudia Maria Terzi, che ha portato l'esperienza della Lombardia come caso emblematico delle potenzialità e dei limiti del Partenariato Pubblico-Privato. La regione, come sottolineato dalla relatrice, rappresenta il territorio dove il ppp ha trovato maggiore applicazione, sia per volume di investimenti che per numero di procedure avviate.

Terzi ha evidenziato come la Lombardia abbia sperimentato modelli innovativi di collaborazione tra enti pubblici e operatori privati, soprattutto nei settori della sanità, dei trasporti e dell'edilizia scolastica. Ma ha anche messo in guardia: il successo di queste esperienze dipende dalla capacità delle amministrazioni locali di strutturare bandi chiari, con una ripartizione trasparente dei rischi.

Non è un caso che proprio in un contesto economicamente dinamico come quello lombardo emergano con maggiore evidenza le contraddizioni del sistema. Da un lato, una domanda di infrastrutture e servizi che il solo bilancio pubblico non può soddisfare. Dall'altro, un quadro regolatorio che spesso disincentiva i privati dal partecipare, specie nelle operazioni di dimensioni medio-piccole dove i costi di transazione rischiano di superare i benefici attesi. La sfida dell'inclusione socio-economica che investe le grandi aree urbane lombarde rende ancora più urgente trovare soluzioni efficaci.

I numeri dei bandi pubblici in ppp

A dare sostanza al dibattito sono arrivati dati significativi sui bandi pubblici in ppp presentati nel corso delle Giornate. I numeri fotografano un mercato in crescita, ma ancora lontano dal suo potenziale.

Sebbene il dettaglio completo dei dati presentati meriti un approfondimento a parte, alcune tendenze risultano evidenti:

  • Il numero di procedure di ppp avviate è in aumento rispetto agli anni precedenti, segno di un interesse crescente da parte delle stazioni appaltanti.
  • Permane un forte divario territoriale: il Centro-Nord concentra la maggior parte delle operazioni, mentre al Sud il ricorso al ppp resta marginale.
  • I settori più interessati sono l'energia, la gestione dei rifiuti e l'edilizia pubblica, con una crescente attenzione per le infrastrutture sportive e culturali.
  • I tempi medi di aggiudicazione restano elevati, con una forbice che va dai 12 ai 24 mesi tra la pubblicazione del bando e la firma del contratto.

Questi dati confermano quello che ingegneri e costruttori ripetono da tempo: il ppp funziona, ma serve un'infrastruttura normativa e amministrativa all'altezza. Non basta prevedere lo strumento nel codice degli appalti, bisogna creare le condizioni perché venga effettivamente utilizzato.

Quale futuro per il settore

Le Giornate nazionali dell'ingegneria economica 2026 lasciano sul terreno una consapevolezza rafforzata: il settore delle costruzioni e delle infrastrutture italiane ha bisogno di stabilità normativa almeno quanto ha bisogno di risorse finanziarie. L'alleanza tra Cni e Ance punta esattamente a questo, a costruire una massa critica di competenze e rappresentanza capace di incidere sulle scelte del legislatore.

Il Partenariato Pubblico-Privato, in particolare, si conferma come lo strumento più promettente per colmare il divario infrastrutturale del Paese, a patto che venga accompagnato da regole chiare, procedure snelle e una cultura della valutazione economica che oggi è ancora troppo poco diffusa nelle pubbliche amministrazioni.

La chiusura del Pnrr, con tutte le sue complessità, offre un'occasione di riflessione. L'Italia ha dimostrato di saper attrarre risorse ingenti. Ora deve dimostrare di saperle spendere bene. E per farlo, come hanno ricordato i relatori delle Giornate, servono ingegneri che sappiano fare i conti, costruttori che sappiano fare le opere e, soprattutto, regole che non cambino a ogni cambio di stagione.

Pubblicato il: 25 marzo 2026 alle ore 08:12

Domande frequenti

Qual è l'obiettivo principale dell'alleanza tra Consiglio nazionale ingegneri e Ance?

L'obiettivo principale dell'alleanza è ottenere regole certe e stabili per il settore delle costruzioni edili, al fine di favorire investimenti a lungo termine e garantire la sostenibilità degli interventi infrastrutturali.

Perché il Partenariato Pubblico-Privato (PPP) è considerato cruciale nel settore edilizio italiano?

Il PPP è visto come uno strumento fondamentale per mobilitare capitali privati a sostegno degli investimenti pubblici, permettendo di realizzare infrastrutture e servizi che il solo bilancio pubblico non potrebbe finanziare.

Quali sono le principali criticità riscontrate nell’attuazione dei progetti finanziati dal Pnrr?

Le principali criticità riguardano ritardi nell'aggiudicazione degli appalti, difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata, aumento dei costi delle materie prime e il rischio che la fretta di rispettare le scadenze comprometta la qualità progettuale.

Cosa rende la Lombardia un caso esemplare nell'applicazione del PPP?

La Lombardia si distingue per l'alto numero di procedure e investimenti in PPP, grazie a modelli innovativi di collaborazione tra pubblico e privato, soprattutto in sanità, trasporti ed edilizia scolastica, pur affrontando sfide legate alla chiarezza dei bandi e alla ripartizione dei rischi.

Quali sono le tendenze emerse dai dati sui bandi pubblici in PPP durante le Giornate nazionali dell’ingegneria economica?

Si registra una crescita del numero di procedure avviate, un forte divario territoriale con il Centro-Nord più attivo rispetto al Sud, e settori come energia, rifiuti ed edilizia pubblica particolarmente interessati; tuttavia, i tempi di aggiudicazione rimangono ancora lunghi.

Quali sono le prospettive future per il settore delle costruzioni e infrastrutture in Italia secondo l’articolo?

Il futuro del settore dipende dalla capacità di garantire stabilità normativa e di diffondere una cultura della valutazione economica, con il PPP che rimane lo strumento chiave per colmare il gap infrastrutturale, a condizione che venga supportato da regole chiare e procedure efficienti.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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