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Decreto 1 maggio: il bonus donne 2.0 e il divario che non scompare
Lavoro

Decreto 1 maggio: il bonus donne 2.0 e il divario che non scompare

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Il bonus donne 2.0 porta 800€ al Sud, dove solo il 37% delle donne lavora. L’Italia è al 24° posto su 27 nella UE per occupazione femminile.

Dal 1° maggio 2026, il Consiglio dei Ministri approva il decreto lavoro con il bonus donne 2.0: fino a 650€ mensili di esonero contributivo per i datori che assumono donne disoccupate da almeno due anni, che salgono a 800€ se l’azienda ha sede nel Mezzogiorno. Un differenziale pensato per correggere un divario reale, ma i dati ISTAT su occupazione e lavoro mostrano la portata della sfida: nel Sud solo il 37,2% delle donne lavora, contro il 62,8% al Nord.

Cosa prevede il decreto del 1° maggio

Il provvedimento complessivo vale 900 milioni di euro e comprende tre misure principali. La misura centrale è il bonus donne 2.0: copre il 100% dei contributi previdenziali fino a 650€ al mese (800€ nelle regioni del Mezzogiorno) per un massimo di 24 mesi, a condizione che l’impresa dimostri un aumento netto dell’occupazione. Se il saldo rimane invariato, il beneficio scende a 12 mesi.

Non ci sono limiti d’età né di residenza. L’unico requisito è la disoccupazione ininterrotta da almeno 24 mesi. Rientrano nelle categorie ammissibili anche le donne prive di diploma, le over 50, le under 25 e quelle impiegate in settori a forte prevalenza maschile. Le assunzioni devono avvenire entro il 31 dicembre 2026.

Accanto a questa misura, il decreto prolunga fino al 31 dicembre 2026 la decontribuzione per gli under 35, tornata al 100% dopo il taglio al 70% applicato ad aprile: 500€ mensili per le aziende al Nord, 650€ per quelle del Mezzogiorno (i dettagli operativi sono disponibili nella guida INPS al bonus giovani 2026). Terzo pilastro: le imprese che investono in work-life balance ottengono un esonero contributivo fino a 50.000€ annui, nel limite dell’1% del monte salari.

Il divario che 150 euro mensili fanno fatica a colmare

Il meccanismo del decreto porta il beneficio più alto dove il problema è più acuto, ma i numeri sull’occupazione femminile rendono concreta la distanza.

L’Italia registra un tasso di occupazione femminile del 58%, quasi 13 punti sotto la media europea. La distanza interna è ancora più netta: al Nord le donne occupate sono il 62,8%, al Sud il 37,2%, con un gap di oltre 25 punti. Nel Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum, l’Italia si posiziona al 24° posto su 27 paesi UE.

L’incentivo sale da 650 a 800€ andando verso Sud: 150€ in più al mese per ogni assunzione. Rispetto a un gap occupazionale di 25 punti, però, il differenziale monetario da solo non è sufficiente. Il confronto con il settore dei servizi, dove prevale il lavoro femminile, mostra quanto siano decisive le condizioni contrattuali: il tema è approfondito nell’appello all’equità negli appalti del settore servizi.

Un ulteriore limite riguarda i criteri di accesso: le beneficiarie devono essere disoccupate da almeno due anni. Questa soglia esclude le donne inattive, che nel Sud non cercano lavoro attivamente e non risultano tecnicamente disoccupate. Secondo ISTAT, nel Mezzogiorno il tasso di inattività femminile sfiora il 50%: una quota che la misura, così com’è strutturata, non intercetta.

Cosa cambia in pratica

Per le donne disoccupate da almeno due anni, il decreto rimuove i limiti anagrafici: l’esonero vale a 25 come a 55 anni, senza distinzioni. Chi viene assunta da un’azienda del Sud beneficia indirettamente del risparmio contributivo del datore, che può arrivare fino a 9.600€ all’anno (800€ per 12 mesi).

Per le imprese, il vantaggio è immediato ma subordinato al mantenimento del rapporto lavorativo per almeno 24 mesi e alla dimostrazione di un incremento netto occupazionale. Chi non rispetta questa condizione perde il secondo anno di esonero e beneficia solo dei primi 12 mesi.

Il tema della conciliazione è strettamente connesso ai livelli di occupazione femminile. Come mostra l’analisi sull’importanza del bonus nido per il lavoro femminile, l’accesso all’asilo nido incide direttamente sulla capacità delle donne di restare nel mercato del lavoro dopo la maternità. Le nuove misure di work-life balance vanno lette in questo contesto.

Il decreto del 1° maggio stanzia risorse concrete e differenzia l’incentivo in base alla gravità del problema. Le nuove regole pensionistiche per le donne nel 2025 completano il quadro delle politiche rivolte all’occupazione femminile. L’efficacia dell’incentivo dipenderà da quante imprese del Mezzogiorno sceglieranno di usarlo su larga scala.

Pubblicato il: 29 aprile 2026 alle ore 09:40

Domande frequenti

Cos'è il bonus donne 2.0 previsto dal decreto 1° maggio?

Il bonus donne 2.0 è uno sgravio contributivo fino a 650€ al mese (800€ nel Mezzogiorno) per i datori di lavoro che assumono donne disoccupate da almeno 24 mesi. L'incentivo copre il 100% dei contributi previdenziali per un massimo di 24 mesi, a condizione di un aumento netto dell'occupazione.

Chi può beneficiare del bonus donne 2.0?

Possono beneficiarne tutte le donne disoccupate da almeno due anni, senza limiti di età o di residenza. Sono incluse anche donne prive di diploma, over 50, under 25 e quelle impiegate in settori a prevalenza maschile.

Quali sono i limiti e le criticità del bonus donne 2.0?

Il principale limite è che la misura esclude le donne inattive, che non cercano lavoro attivamente e quindi non risultano disoccupate. Inoltre, il bonus, seppur maggiorato nel Sud, difficilmente colma il forte divario occupazionale tra Nord e Sud.

Cosa succede se l'azienda non aumenta il saldo occupazionale?

Se l'azienda non dimostra un incremento netto dell'occupazione, la durata dell'esonero contributivo si riduce da 24 a 12 mesi. Il beneficio massimo viene riconosciuto solo in caso di effettivo aumento del personale.

Quali altre misure sono previste dal decreto oltre al bonus donne 2.0?

Il decreto prolunga la decontribuzione per gli under 35 e introduce incentivi per le imprese che investono in work-life balance, con esoneri contributivi fino a 50.000€ annui. Queste misure mirano a favorire l'occupazione giovanile e la conciliazione vita-lavoro.

Come incide il bonus donne 2.0 sul divario occupazionale tra Nord e Sud?

Il bonus prevede un incentivo più alto per il Mezzogiorno per compensare il maggior divario occupazionale, ma, secondo i dati, la differenza monetaria di 150€ mensili difficilmente basta a colmare un gap di oltre 25 punti percentuali tra Nord e Sud.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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