Dal 1° maggio 2026, il Consiglio dei Ministri approva il decreto lavoro con il bonus donne 2.0: fino a 650€ mensili di esonero contributivo per i datori che assumono donne disoccupate da almeno due anni, che salgono a 800€ se l’azienda ha sede nel Mezzogiorno. Un differenziale pensato per correggere un divario reale, ma i dati ISTAT su occupazione e lavoro mostrano la portata della sfida: nel Sud solo il 37,2% delle donne lavora, contro il 62,8% al Nord.
Cosa prevede il decreto del 1° maggio
Il provvedimento complessivo vale 900 milioni di euro e comprende tre misure principali. La misura centrale è il bonus donne 2.0: copre il 100% dei contributi previdenziali fino a 650€ al mese (800€ nelle regioni del Mezzogiorno) per un massimo di 24 mesi, a condizione che l’impresa dimostri un aumento netto dell’occupazione. Se il saldo rimane invariato, il beneficio scende a 12 mesi.
Non ci sono limiti d’età né di residenza. L’unico requisito è la disoccupazione ininterrotta da almeno 24 mesi. Rientrano nelle categorie ammissibili anche le donne prive di diploma, le over 50, le under 25 e quelle impiegate in settori a forte prevalenza maschile. Le assunzioni devono avvenire entro il 31 dicembre 2026.
Accanto a questa misura, il decreto prolunga fino al 31 dicembre 2026 la decontribuzione per gli under 35, tornata al 100% dopo il taglio al 70% applicato ad aprile: 500€ mensili per le aziende al Nord, 650€ per quelle del Mezzogiorno (i dettagli operativi sono disponibili nella guida INPS al bonus giovani 2026). Terzo pilastro: le imprese che investono in work-life balance ottengono un esonero contributivo fino a 50.000€ annui, nel limite dell’1% del monte salari.
Il divario che 150 euro mensili fanno fatica a colmare
Il meccanismo del decreto porta il beneficio più alto dove il problema è più acuto, ma i numeri sull’occupazione femminile rendono concreta la distanza.
L’Italia registra un tasso di occupazione femminile del 58%, quasi 13 punti sotto la media europea. La distanza interna è ancora più netta: al Nord le donne occupate sono il 62,8%, al Sud il 37,2%, con un gap di oltre 25 punti. Nel Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum, l’Italia si posiziona al 24° posto su 27 paesi UE.
L’incentivo sale da 650 a 800€ andando verso Sud: 150€ in più al mese per ogni assunzione. Rispetto a un gap occupazionale di 25 punti, però, il differenziale monetario da solo non è sufficiente. Il confronto con il settore dei servizi, dove prevale il lavoro femminile, mostra quanto siano decisive le condizioni contrattuali: il tema è approfondito nell’appello all’equità negli appalti del settore servizi.
Un ulteriore limite riguarda i criteri di accesso: le beneficiarie devono essere disoccupate da almeno due anni. Questa soglia esclude le donne inattive, che nel Sud non cercano lavoro attivamente e non risultano tecnicamente disoccupate. Secondo ISTAT, nel Mezzogiorno il tasso di inattività femminile sfiora il 50%: una quota che la misura, così com’è strutturata, non intercetta.
Cosa cambia in pratica
Per le donne disoccupate da almeno due anni, il decreto rimuove i limiti anagrafici: l’esonero vale a 25 come a 55 anni, senza distinzioni. Chi viene assunta da un’azienda del Sud beneficia indirettamente del risparmio contributivo del datore, che può arrivare fino a 9.600€ all’anno (800€ per 12 mesi).
Per le imprese, il vantaggio è immediato ma subordinato al mantenimento del rapporto lavorativo per almeno 24 mesi e alla dimostrazione di un incremento netto occupazionale. Chi non rispetta questa condizione perde il secondo anno di esonero e beneficia solo dei primi 12 mesi.
Il tema della conciliazione è strettamente connesso ai livelli di occupazione femminile. Come mostra l’analisi sull’importanza del bonus nido per il lavoro femminile, l’accesso all’asilo nido incide direttamente sulla capacità delle donne di restare nel mercato del lavoro dopo la maternità. Le nuove misure di work-life balance vanno lette in questo contesto.
Il decreto del 1° maggio stanzia risorse concrete e differenzia l’incentivo in base alla gravità del problema. Le nuove regole pensionistiche per le donne nel 2025 completano il quadro delle politiche rivolte all’occupazione femminile. L’efficacia dell’incentivo dipenderà da quante imprese del Mezzogiorno sceglieranno di usarlo su larga scala.