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Sarah Mullally arcivescova di Canterbury: una donna guida la Chiesa anglicana per la prima volta in quattordici secoli
Editoriali

Sarah Mullally arcivescova di Canterbury: una donna guida la Chiesa anglicana per la prima volta in quattordici secoli

Disponibile in formato audio

Sarah Mullally è la prima donna nella storia a diventare arcivescova di Canterbury, guida spirituale della Comunione anglicana. La cerimonia del 25 marzo 2026 segna una svolta storica.

Sommario

L'ingresso nella cattedrale

La cerimonia del 25 marzo

Dal sistema sanitario alla vita religiosa

Il contesto della nomina

Il ruolo nella Comunione anglicana globale

Il dialogo ecumenico con Roma

Reazioni e resistenze

Una leadership che guarda al futuro

L'ingresso nella cattedrale

Tre colpi battuti con il pastorale sul grande portale occidentale della cattedrale di Canterbury. Un gesto antico, ripetuto per secoli da ogni nuovo arcivescovo al momento dell'insediamento, che chiede simbolicamente di essere accolto nella propria chiesa. Ma il 25 marzo 2026 quei tre colpi hanno risuonato in modo diverso. A batterli è stata Sarah Mullally, sessantadue anni, prima donna nella storia a ricoprire il ruolo di arcivescova di Canterbury, la carica più alta della Chiesa d'Inghilterra e punto di riferimento spirituale per l'intera Comunione anglicana. Un primato che arriva dopo oltre quattordici secoli di storia ininterrotta, da quando Agostino di Canterbury ricevette l'incarico missionario nel 597. Il portale si è aperto, e con esso si è aperta una pagina nuova. Non si trattava soltanto di un cambio al vertice ecclesiastico, ma di una frattura con una tradizione millenaria che aveva sempre riservato quella cattedra agli uomini. Le immagini dell'ingresso hanno fatto il giro del mondo, rilanciate dai media internazionali come simbolo di un cambiamento profondo nella governance religiosa anglicana. Canterbury, città del Kent già carica di significati storici, ha aggiunto un capitolo che difficilmente verrà dimenticato.

La cerimonia del 25 marzo

La scelta della data non è stata casuale. Il 25 marzo, festa dell'Annunciazione nella tradizione cristiana, celebra il momento in cui l'angelo Gabriele annuncia a Maria che diventerà madre di Gesù. Una ricorrenza che parla di vocazione femminile e accettazione di un compito straordinario, e che ha conferito alla cerimonia di insediamento un ulteriore livello di lettura simbolica. La cattedrale era gremita. Tra i presenti figuravano rappresentanti del governo britannico, diplomatici, leader religiosi di diverse confessioni e delegazioni provenienti da decine di Paesi della Comunione anglicana. Durante il rito, Mullally ha preso posto su due scranni distinti: quello dell'arcivescova di Canterbury, legato alla guida della diocesi e della Chiesa d'Inghilterra, e quello di Primate di tutta l'Inghilterra, che ne sancisce il ruolo più ampio nella comunione globale. Un dettaglio liturgico che ha reso visibile la doppia natura dell'incarico. Particolare attenzione ha suscitato il fermaglio del piviale indossato da Mullally, un oggetto che richiamava esplicitamente la sua precedente carriera nel mondo sanitario, quasi a voler dichiarare che la cura delle persone resta al centro della sua missione, anche in veste di guida spirituale.

Dal sistema sanitario alla vita religiosa

Il percorso di Sarah Mullally non segue la traiettoria consueta di chi arriva ai vertici della Chiesa. Nata nel 1962, ha studiato scienze infermieristiche e ha costruito una carriera solida e riconosciuta nel Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS). Ha raggiunto il grado di Chief Nursing Officer per l'Inghilterra, il più alto incarico infermieristico del Paese, posizione che ha ricoperto dal 1999 al 2004. In quegli anni si è occupata di politiche sanitarie, gestione del personale e riforme strutturali del sistema ospedaliero. La svolta è arrivata con la decisione di intraprendere gli studi teologici e di rispondere a quella che ha descritto come una chiamata maturata nel tempo. Ordinata diacona e poi sacerdotessa, Mullally ha percorso rapidamente i gradi della gerarchia anglicana. Nel 2015 è stata consacrata vescova di Crediton, nella diocesi di Exeter. Tre anni dopo, nel 2018, è stata nominata vescova di Londra, diventando la terza donna nella storia a ricoprire quella carica e la prima a guidare una delle cosiddette "cinque grandi" diocesi della Chiesa d'Inghilterra. Un incarico di enorme responsabilità pastorale, che le ha dato visibilità e credibilità a livello nazionale e internazionale.

Il contesto della nomina

La strada verso Canterbury si è aperta con le dimissioni di Justin Welby, che nel novembre 2024 ha lasciato l'incarico travolto dalle polemiche legate alla gestione di casi di abusi all'interno della Chiesa. La crisi aveva scosso profondamente la credibilità dell'istituzione, e la scelta del successore è diventata un passaggio delicato, carico di attese. La Crown Nominations Commission, l'organismo che seleziona i candidati per la nomina regia, ha lavorato per mesi prima di indicare il nome di Sarah Mullally nell'ottobre 2025. La candidatura è stata poi confermata attraverso l'elezione formale da parte del capitolo della cattedrale di Canterbury nel dicembre 2025. L'ultimo passaggio, la conferma legale, è avvenuto il 28 gennaio 2026 in una cerimonia presso la chiesa di St Mary-le-Bow a Londra, secondo una procedura che affonda le radici nel diritto ecclesiastico medievale. Con questo atto, Mullally è diventata ufficialmente la 106ª titolare della cattedra di Canterbury. Il processo, lungo e articolato, riflette la complessità istituzionale della Chiesa d'Inghilterra, dove il potere religioso si intreccia con quello della Corona e del Parlamento in un equilibrio costruito nei secoli.

Il ruolo nella Comunione anglicana globale

L'arcivescovo di Canterbury non è soltanto il capo della Chiesa d'Inghilterra. È anche il primo tra pari (primus inter pares) della Comunione anglicana, una famiglia di Chiese presente in oltre 165 Paesi che conta circa 85 milioni di fedeli nel mondo. Non ha un'autorità giuridica diretta sulle altre province anglicane, ma esercita un'influenza morale e un ruolo di coordinamento che ne fanno una delle voci più ascoltate nel panorama cristiano globale. Mullally eredita una comunione attraversata da tensioni profonde. Le divisioni sulla sessualità, sul ruolo delle donne e sull'interpretazione delle Scritture hanno creato fratture che negli ultimi due decenni si sono allargate, con alcune province africane e asiatiche che hanno ridotto o interrotto i rapporti con Canterbury. La nuova arcivescova dovrà muoversi in questo campo minato con abilità diplomatica, cercando di tenere insieme realtà ecclesiali che su molte questioni si trovano su posizioni inconciliabili. Il suo insediamento, di per sé, rappresenta già una presa di posizione: la Chiesa madre della Comunione ha scelto una donna come guida, un fatto che alcune province accettano con entusiasmo e altre con aperta contrarietà.

Il dialogo ecumenico con Roma

Tra i messaggi giunti a Canterbury per l'insediamento, uno ha attirato particolare attenzione. Papa Leone XIV ha inviato una lettera personale a Mullally, affidandola al cardinale Kurt Koch, presidente del Dicastero per la promozione dell'unità dei cristiani. Il testo, pur senza entrare nel merito delle divergenze dottrinali, ha sottolineato l'importanza della cooperazione tra Chiesa cattolica e Comunione anglicana su temi di interesse comune: la pace, la giustizia sociale, la tutela dell'ambiente, la lotta alla povertà. Un linguaggio diplomatico ma significativo, che conferma la volontà di Roma di mantenere aperto il canale del dialogo ecumenico nonostante le differenze teologiche sul sacerdozio femminile e sull'ordinazione episcopale delle donne. La Chiesa cattolica, infatti, non riconosce la validità delle ordinazioni anglicane e considera l'apertura al ministero femminile un ostacolo sul cammino verso l'unità. Tuttavia, il tono della comunicazione papale è stato letto da molti osservatori come un segnale di pragmatismo: le due Chiese condividono sfide globali troppo urgenti per permettere che le divergenze ecclesiologiche blocchino ogni forma di collaborazione concreta.

Reazioni e resistenze

La nomina di Mullally ha generato reazioni polarizzate. All'interno della Chiesa d'Inghilterra, le correnti progressiste hanno accolto l'evento come il compimento naturale di un percorso iniziato nel 1992, quando il Sinodo generale approvò l'ordinazione delle donne al sacerdozio, e proseguito nel 2014 con l'apertura dell'episcopato femminile. Per queste voci, una donna a Canterbury era solo questione di tempo. Sul fronte opposto, i gruppi conservatori, raccolti in parte attorno al movimento Global Anglican Future Conference (GAFCON), hanno espresso critiche nette. Alcune province africane, in particolare quelle di Nigeria e Uganda, hanno ribadito la propria contrarietà all'ordinazione femminile e hanno definito la nomina un ulteriore allontanamento dall'ortodossia biblica. Va detto, però, che non tutto il mondo anglicano conservatore ha reagito allo stesso modo. Figure autorevoli della Comunione, pur non condividendo tutte le posizioni teologiche sottese alla scelta, hanno riconosciuto le qualità pastorali e amministrative di Mullally, invitando al dialogo piuttosto che alla rottura. L'arcivescova stessa, nei primi discorsi pubblici, ha insistito sulla necessità di ascoltare tutte le voci, anche quelle critiche.

Una leadership che guarda al futuro

Il significato storico dell'insediamento di Sarah Mullally va oltre il dato anagrafico o di genere. Segna un punto di non ritorno nella concezione della leadership religiosa femminile all'interno di una delle più grandi tradizioni cristiane del mondo. Per la prima volta, una donna siede sulla cattedra che fu di Thomas Becket e Thomas Cranmer, figure che hanno segnato la storia non solo della Chiesa ma dell'intera civiltà occidentale. Le sfide che attendono Mullally sono enormi. Dovrà ricostruire la fiducia in un'istituzione ferita dagli scandali, governare le divisioni interne alla Comunione anglicana, mantenere vivo il dialogo con le altre confessioni cristiane e trovare parole capaci di parlare a una società britannica sempre più secolarizzata. Il suo profilo, però, offre una risorsa insolita: la capacità di unire competenze manageriali maturate in un sistema complesso come l'NHS con una sensibilità pastorale affinata negli anni del ministero. È un percorso che racconta qualcosa sulla natura stessa della vocazione, sulla possibilità che la cura dei corpi e quella delle anime non siano mondi separati, ma espressioni diverse di uno stesso impulso. Da infermiera capo a guida di 85 milioni di fedeli: la parabola di Mullally parla da sola.

Pubblicato il: 31 marzo 2026 alle ore 14:15

Domande frequenti

Perché la nomina di Sarah Mullally ad arcivescova di Canterbury è storica?

Sarah Mullally è la prima donna in oltre quattordici secoli a ricoprire il ruolo di arcivescova di Canterbury, la massima carica della Chiesa d'Inghilterra. Questo evento rappresenta una svolta significativa nella tradizione religiosa anglicana, da sempre riservata agli uomini.

Qual è il percorso professionale e spirituale di Sarah Mullally prima della nomina?

Mullally ha avuto una lunga carriera nel Servizio Sanitario Nazionale britannico, arrivando a essere Chief Nursing Officer per l'Inghilterra. Successivamente ha intrapreso la vita religiosa, diventando vescova di Crediton e poi vescova di Londra, prima di essere nominata arcivescova di Canterbury.

Quali sono le principali sfide che attendono la nuova arcivescova nella Comunione anglicana?

Mullally dovrà affrontare divisioni profonde su temi come il ruolo delle donne e la sessualità, che hanno già causato tensioni tra le province della Comunione. La sua leadership richiederà abilità diplomatica per mantenere l'unità e favorire il dialogo tra posizioni spesso inconciliabili.

Come ha reagito il mondo religioso, sia anglicano che cattolico, alla nomina di Mullally?

Le reazioni sono state polarizzate: le correnti progressiste hanno accolto positivamente la nomina, mentre i gruppi conservatori, soprattutto in Africa, l'hanno criticata. La Chiesa cattolica ha mantenuto il dialogo, pur confermando le sue riserve teologiche sull'ordinazione femminile.

Qual è il significato simbolico della cerimonia di insediamento del 25 marzo?

La cerimonia si è svolta il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, a sottolineare simbolicamente la vocazione femminile e l'importanza del cambiamento. Il rito ha incluso gesti tradizionali e dettagli che hanno richiamato la precedente esperienza sanitaria di Mullally, sottolineando la continuità tra cura pastorale e cura delle persone.

Tamara Mancini

Articolo creato da

Tamara Mancini

Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito una laurea triennale in Storia e Relazioni Internazionali e una laurea magistrale in Islamistica e Mediazione Interculturale. È autrice, copywriter ed editor. La formazione umanistica ha contribuito a sviluppare il suo interesse per la scrittura, l’analisi dei testi e la divulgazione, competenze che oggi applica nel lavoro giornalistico e nella produzione di contenuti. Il suo percorso di studi si è concentrato sulle dinamiche culturali, sui processi migratori e sul dialogo tra società e religioni, con particolare attenzione alla comunicazione e alla mediazione. Da circa dieci anni lavora nel campo della scrittura professionale e dell’editoria digitale. Scrive su giornali e testate online occupandosi di informazione e approfondimento. Ha collaborato anche con realtà radiofoniche come speaker, occupandosi inoltre della produzione di contenuti per la programmazione. Nel tempo ha realizzato articoli e contenuti divulgativi destinati al web, collaborando con progetti editoriali e diverse realtà. Parallelamente si occupa di editing e revisione testi, affiancando redazioni e autori nella costruzione di contenuti solidi dal punto di vista editoriale. È autrice di un libro e appassionata di editoria, storia e divulgazione. Su EduNews24.it scrive articoli dedicati ad istruzione, formazione, cultura e cambiamenti sociali, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per comprendere la realtà contemporanea.

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