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Famiglia nel bosco a Palmoli, De Luca attacca: "Tre anni di carcere ai genitori". Ma il nodo è il diritto all'istruzione
Editoriali

Famiglia nel bosco a Palmoli, De Luca attacca: "Tre anni di carcere ai genitori". Ma il nodo è il diritto all'istruzione

Disponibile in formato audio

L'ex governatore della Campania interviene duramente sul caso della coppia che viveva isolata in Abruzzo con tre figli non scolarizzati e non vaccinati. Tra indignazione e questioni giuridiche, il caso riapre il dibattito sull'obbligo scolastico e la tutela dei minori.

Il caso Palmoli: una famiglia ai margini

Una casa di pietra senza elettricità né riscaldamento, immersa nei boschi dell'entroterra abruzzese, nel territorio di Palmoli, piccolo comune della provincia di Chieti. Dentro, una coppia e tre figli minorenni. Nessuno dei bambini risultava vaccinato. Nessuno aveva mai frequentato una scuola.

La vicenda della famiglia nel bosco è emersa quando le autorità locali e i servizi sociali hanno iniziato a indagare sulle condizioni di vita del nucleo familiare. Un quadro che ha portato la procura ad avviare un procedimento e, successivamente, a disporre l'allontanamento dei bambini dai genitori. Una decisione drastica, ma che nell'ordinamento italiano rappresenta l'extrema ratio a tutela dei minori quando si ravvisano situazioni di pregiudizio grave.

Stando a quanto emerge dalle ricostruzioni, i genitori avevano scelto deliberatamente di vivere in condizioni di isolamento radicale, rinunciando non solo al comfort ma anche ai servizi essenziali che lo Stato garantisce, e in parte impone, per la crescita dei minori.

L'affondo di De Luca: "Due sciagurati"

Vincenzo De Luca, ex governatore della Campania e attuale candidato a sindaco di Salerno, non ha usato mezzi termini. Intervenendo pubblicamente sul caso, ha definito i genitori "due sciagurati" e ha dichiarato che, per quanto lo riguarda, meriterebbe di infliggere loro tre anni di carcere.

Parole dure, che riflettono un'indignazione diffusa ma che sollevano anche qualche interrogativo. De Luca, figura nota per la comunicazione diretta e spesso abrasiva, ha centrato il suo intervento sulla responsabilità genitoriale. Il messaggio è chiaro: chi priva i propri figli dell'istruzione, delle vaccinazioni e di condizioni di vita dignitose non sta esercitando una libertà, sta commettendo un abuso.

La posizione dell'ex governatore, va detto, non ha valore giuridico diretto. Ma fotografa un sentimento che attraversa trasversalmente l'opinione pubblica, soprattutto tra chi lavora nel mondo della scuola e dei servizi educativi. Il diritto all'istruzione dei minori non è negoziabile. Non è un'opzione tra le tante.

Obbligo scolastico e obbligo vaccinale: cosa dice la legge

Il quadro normativo italiano è piuttosto netto su entrambi i fronti.

L'obbligo scolastico, disciplinato dal decreto legislativo 76/2005 e ribadito dalla legge 296/2006, prevede che l'istruzione sia obbligatoria per almeno dieci anni, dai 6 ai 16 anni di età. Questo obbligo può essere assolto nelle scuole statali, nelle scuole paritarie, oppure attraverso l'istruzione parentale, a condizione che i genitori dimostrino di avere la capacità tecnica ed economica di provvedere all'educazione dei figli e che il minore sostenga annualmente un esame di idoneità.

Sul fronte vaccinale, il decreto Lorenzin (decreto-legge 73/2017, convertito dalla legge 119/2017) ha reso obbligatorie dieci vaccinazioni per i minori da 0 a 16 anni, con la mancata vaccinazione che costituisce motivo di esclusione dai servizi educativi per l'infanzia (0-6 anni) e che comporta sanzioni amministrative per le famiglie dei bambini in età di obbligo scolastico.

Nel caso di Palmoli, entrambi gli obblighi risultano violati. I bambini non scolarizzati non avevano mai sostenuto esami di idoneità, non frequentavano alcun istituto e, a quanto risulta, non ricevevano nemmeno una forma strutturata di istruzione domestica. I figli non vaccinati erano completamente fuori dal circuito sanitario preventivo.

Istruzione parentale: un diritto, non una scappatoia

Vale la pena soffermarsi su un punto che spesso genera confusione nel dibattito pubblico. L'istruzione parentale è prevista e tutelata dall'ordinamento italiano. L'articolo 30 della Costituzione riconosce ai genitori il diritto-dovere di istruire e educare i figli. Ma si tratta, appunto, di un diritto-dovere: la libertà educativa della famiglia non può mai tradursi nella negazione del diritto all'istruzione del minore.

Chi sceglie l'istruzione parentale è tenuto a comunicarlo ogni anno al dirigente scolastico territorialmente competente, a dimostrare di possedere le competenze necessarie e a sottoporre il figlio a verifiche periodiche. Quando tutto questo manca, quando i bambini crescono senza alcuna forma di istruzione verificabile, non si è più nel campo della scelta educativa alternativa. Si è nell'illegalità.

Il caso abruzzese lo dimostra con una crudezza che lascia poco spazio alle sfumature. E pone una domanda scomoda: quanti altri nuclei familiari sfuggono ai radar delle istituzioni? Come sottolineato da più parti, il lavoro quotidiano dei docenti include anche funzioni di sentinella sociale, di primo avvistamento di situazioni di disagio. Ma quando un bambino non è mai entrato in un'aula, nessun insegnante può intercettare il problema.

L'allontanamento dei minori e il ruolo della procura

La procura competente ha disposto l'allontanamento dei bambini dalla famiglia, una misura che nel diritto minorile italiano viene adottata solo quando sussistono condizioni di grave pregiudizio per la salute psicofisica del minore. Non è una punizione per i genitori, è una tutela per i figli.

L'articolo 333 del Codice civile consente al tribunale per i minorenni di adottare "i provvedimenti convenienti" quando la condotta di uno o entrambi i genitori risulta pregiudizievole per il figlio. Nei casi più gravi, l'articolo 330 prevede la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Il procedimento avviato nel caso di Palmoli dovrà accertare nel dettaglio le responsabilità. Ma i fatti, così come emergono, lasciano poco margine di ambiguità: bambini cresciuti senza istruzione, senza copertura vaccinale, in una struttura priva dei requisiti minimi di abitabilità. Non è una questione di stili di vita alternativi. È una questione di diritti fondamentali negati.

De Luca, con il suo consueto stile, ha tradotto tutto questo in una richiesta di pena carceraria. Una semplificazione, certo, ma che coglie il nucleo del problema: servono conseguenze serie per chi sottrae i propri figli ai diritti che la Repubblica riconosce loro.

Un caso che interroga la comunità educante

Oltre l'indignazione, il caso della famiglia isolata in Abruzzo costringe a una riflessione più ampia. Il sistema scolastico italiano, con tutti i suoi limiti, rappresenta il principale strumento di inclusione sociale e di garanzia dei diritti per i minori. Quando un bambino ne resta fuori, si apre una voragine che nessun intervento successivo può colmare facilmente.

La scuola non è solo il luogo dove si impara a leggere e a far di conto. È lo spazio in cui si costruisce cittadinanza, si apprendono le regole della convivenza, si sviluppa il pensiero critico. Come abbiamo avuto modo di approfondire ragionando su come insegnare speranza e partecipazione civica ai più giovani, privare un bambino di tutto questo significa comprometterne non solo il presente, ma l'intero orizzonte futuro.

La questione resta aperta. Il procedimento giudiziario farà il suo corso, i tre bambini di Palmoli sono ora seguiti dai servizi sociali. Ma il tema di fondo, quello di un sistema che deve essere capace di individuare e raggiungere anche chi sceglie di sottrarsi, riguarda tutti. Non solo i magistrati, non solo i politici in campagna elettorale. Riguarda ogni comunità educante che voglia davvero dirsi tale.

Pubblicato il: 28 marzo 2026 alle ore 14:34

Domande frequenti

Cosa prevede la legge italiana sull'obbligo scolastico e vaccinale per i minori?

La legge italiana impone l'obbligo scolastico dai 6 ai 16 anni e l'obbligo di dieci vaccinazioni per i minori da 0 a 16 anni. La mancata osservanza di questi obblighi comporta sanzioni e può portare all'esclusione dai servizi educativi e all'intervento delle autorità.

In cosa consiste l'istruzione parentale e quali sono i requisiti per esercitarla?

L'istruzione parentale è un diritto riconosciuto che permette ai genitori di istruire i figli fuori dal sistema scolastico tradizionale. È necessario comunicarlo al dirigente scolastico, dimostrare capacità tecnica ed economica e sottoporre i figli ad esami di idoneità ogni anno.

Perché i bambini della famiglia di Palmoli sono stati allontanati dai genitori?

L'allontanamento è stato disposto dalla procura perché i minori vivevano in condizioni di grave pregiudizio, senza istruzione, senza vaccini e in un'abitazione priva dei requisiti minimi di abitabilità. Si tratta di una misura di tutela, non di punizione, prevista dalla legge quando sono negati diritti fondamentali.

Qual è la posizione di Vincenzo De Luca sulla vicenda della famiglia nel bosco di Palmoli?

Vincenzo De Luca ha espresso una dura condanna pubblica nei confronti dei genitori, definendoli "sciagurati" e ipotizzando tre anni di carcere. La sua posizione riflette un sentimento di indignazione diffusa, pur non avendo valore giuridico diretto.

Quali rischi comporta l'esclusione dei minori dal sistema scolastico?

Escludere i minori dalla scuola significa privarli non solo dell'apprendimento ma anche di strumenti di inclusione sociale, cittadinanza e sviluppo del pensiero critico. Questo può compromettere il loro presente e il futuro, creando difficoltà difficili da colmare successivamente.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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