Cent’anni dopo Gobetti: antifascismo e coscienza civile nella Lectio di Zagrebelsky alla presenza di Mattarella
Indice dei paragrafi
- Introduzione: un anniversario dalla valenza storica
- Il contesto dell’evento: Torino capitale della memoria civile
- Piero Gobetti: vita, esilio e il sacrificio per la libertà
- L’antifascismo come responsabilità: il messaggio attuale di Gobetti
- La Lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky: tra etica pubblica e storia
- La presenza del Presidente Mattarella: valore istituzionale e simbolico
- Il Teatro Carignano: luogo di cultura e memoria
- Il centenario di Gobetti nel panorama italiano del 2026
- Impegno civico e nuove generazioni: l’eredità contro l’indifferenza
- Antifascismo oggi: attualità di una riflessione
- Conclusioni e prospettive future
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Introduzione: un anniversario dalla valenza storica
A cento anni dalla morte di Piero Gobetti, Torino si è fermata per celebrare una delle figure più luminose e precoci dell’antifascismo italiano. Il 16 febbraio 2026 la città si è stretta attorno ai valori civili della propria storia, ospitando, presso il Teatro Carignano, una solenne cerimonia cui ha preso parte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il punto centrale della commemorazione è stato rappresentato dalla Lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky, tra i massimi costituzionalisti italiani e attento interprete del rapporto tra diritto, civiltà e democrazia. Questa ricorrenza, centrale per la cultura e la memoria collettiva italiana, offre lo spunto per riflettere sull’attualità dell’antifascismo come responsabilità civica, un tema che si innesta nel ricco tessuto storico di Torino e, più in generale, della storia italiana.
Il contesto dell’evento: Torino capitale della memoria civile
Torino, già scandita da un profondo senso del civismo e della cultura democratica, si conferma crocevia della memoria antifascista. La città è stata teatro di molteplici pagine importanti nella storia del Novecento: dall’associazionismo operaio al movimento resistenziale, fino alle attuali celebrazioni che la vedono luogo privilegiato per la riscoperta di valori fondanti come la libertà e la responsabilità civile. Il Teatro Carignano, sede della cerimonia, è uno dei templi della cultura italiana; non solo luogo artistico, ma piazza simbolica per la discussione pubblica e politica.
La scelta del capoluogo piemontese non è causale: fu qui che Gobetti maturò le sue principali intuizioni e visse le stagioni più rilevanti della sua breve, ma intensissima, esistenza. Il 2026 vede così Torino come il centro di un rinnovato dibattito sull’antifascismo italiano, tra memoria storica e urgenze contemporanee.
Piero Gobetti: vita, esilio e il sacrificio per la libertà
Per comprendere la portata dell’anniversario della morte di Piero Gobetti è necessario ricostruire la parabola umana e politica del giovane intellettuale torinese. Nato nel 1901, Gobetti divenne presto uno dei principali animatori culturali e politici del primo Novecento italiano. Fondatore delle riviste "Energie Nove" e, soprattutto, "La Rivoluzione Liberale", si pose come voce indipendente e coraggiosa contro ogni forma di totalitarismo, riformulando i concetti di democrazia e libertà.
Gobetti fu oggetto di violente persecuzioni da parte del regime fascista. Questi attacchi culminarono nel suo esilio a Parigi, dove sarebbe morto prematuramente all'età di appena venticinque anni, il 16 febbraio 1926. La sua morte fa di lui una delle prime e più intense vittime intellettuali del fascismo e ne rafforza il mito come "martire della libertà" e dell’antifascismo italiano. Ogni dettaglio del suo pensiero e della sua azione, così come il doloroso epilogo della sua vita, sono ancora oggi oggetto di studi e di nuove letture critiche.
L’antifascismo come responsabilità: il messaggio attuale di Gobetti
Uno degli assi portanti della riflessione questa giornata è stato il concetto di antifascismo come responsabilità civica. Gobetti, infatti, vedeva nell’antifascismo non una semplice opposizione ideologica, ma una vera e propria etica della cittadinanza. Il suo antifascismo si nutriva di una profonda fede nei processi di emancipazione civile, nella libertà del pensiero e nella partecipazione vigile alla vita democratica.
Oggi più che mai, il messaggio gobettiano parla alle nuove generazioni, chiamate a riconoscere nell’antifascismo una scelta attiva, costantemente rinnovata nello scenario pubblico. In questo senso, il centenario diventa occasione non solo di ricordo, ma anche di rilancio di queste responsabilità individuali e collettive.
La Lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky: tra etica pubblica e storia
La Lectio magistralis pronunciata da Gustavo Zagrebelsky è stata il cuore teorico ed emotivo dell’evento. Con la sua consueta lucidità, il giurista ha sottolineato come la lezione di Gobetti sia imprescindibile per una “Repubblica antifascista”, quale si definisce la nostra Costituzione. Zagrebelsky ha ripercorso i tratti salienti della biografia gobettiana, soffermandosi sulla nozione di responsabilità, sull’importanza della difesa delle minoranze e sulla tensione etica che ha attraversato tutta la vita dell’intellettuale torinese.
In particolare, Zagrebelsky ha posto l’accento sulla rivoluzione morale proposta da Gobetti, capace di andare oltre le posture ideologiche e di proporre un modello di cittadinanza attiva, fondato non sull’odio o sulla demonizzazione dell’avversario, ma sulla costruzione civile e sul dialogo continuo.
La presenza del Presidente Mattarella: valore istituzionale e simbolico
La partecipazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito all’appuntamento torinese una speciale dignità istituzionale. Mattarella ha più volte ricordato, nel suo magistero, il nesso inscindibile tra memoria storica e vita democratica, sottolineando come gli anniversari non debbano ridursi a rituali, bensì diventare occasione per un’autentica educazione civica e antifascista.
Il Capo dello Stato, con la sua presenza accogliente e composta, ha reso omaggio al sacrificio di Gobetti, realtà che appartiene a tutto il Paese e non solo al Piemonte. In un passaggio carico di senso, Mattarella ha osservato che la memoria di Gobetti ci impone uno sguardo vigile sulle fragilità della nostra democrazia e su ogni forma di revanscismo e intolleranza.
Il Teatro Carignano: luogo di cultura e memoria
Location scelta per la cerimonia, il Teatro Carignano di Torino rappresenta da secoli un crogiolo di dibattito culturale, confronto intellettuale e scena pubblica. La dimensione del luogo, carica di storia e architettura indimenticabile, ha contribuito a impreziosire il senso dell’evento, offrendo una cornice ideale per la riflessione.
La presenza di personalità istituzionali, intellettuali e studenti ha trasformato la cerimonia in un vivace momento intergenerazionale, in cui passato e futuro si sono idealmente incontrati sotto il segno di Gobetti e del suo intransigente spirito critico.
Il centenario di Gobetti nel panorama italiano del 2026
La ricorrenza dei cento anni dalla scomparsa di Gobetti ha assunto, nel corso del tempo, i tratti di uno snodo identitario per la società italiana. Non si tratta soltanto di ripercorrere il passato, ma di interrogare il proprio presente rispetto ai rischi di riduzione della libertà critica, dell’assuefazione e del conformismo.
Il fitto calendario di iniziative organizzate a Torino e nel resto d’Italia nel 2026 — mostre, convegni, pubblicazioni — dimostra quanto la figura di Gobetti sia elemento vivo del "pantheon" antifascista nazionale e internazionale. Ogni iniziativa tende a declinare nelle diverse sfumature la sua lezione: un’eredità impegnativa, ma oggi più che mai necessaria.
Impegno civico e nuove generazioni: l’eredità contro l’indifferenza
Uno dei tratti dominanti del pensiero gobettiano è la critica all’indifferenza e all’accettazione passiva dell’ingiustizia. Il centenario della sua morte si trasforma, quindi, in occasione per ragionare sulla crisi dell’impegno civile, sempre più avvertita nelle giovani generazioni.
Le scuole torinesi, molte delle quali hanno partecipato con delegazioni all’evento, sono state richiamate all’importanza dell’educazione civica e allo sviluppo della coscienza democratica, proprio in linea con il pensiero gobettiano. Un’eredità che non può essere lasciata solo alla commemorazione, ma va tradotta in percorsi formativi e azioni concrete, capaci di far vivere la memoria come strumento di trasformazione sociale.
Antifascismo oggi: attualità di una riflessione
Alla luce delle recenti sfide internazionali e del riemergere di alcuni fenomeni di intolleranza, la riflessione sull’antifascismo si rivela di stringente attualità. La morte di Gobetti, avvenuta in esilio a Parigi, anticipa le grandi tragedie del secolo scorso e pone interrogativi che si ripropongono oggi, in una società globale attraversata da tensioni nuove e, talvolta, da rigurgiti autoritari.
Numerosi relatori intervenuti alla cerimonia, oltre Zagrebelsky, hanno sottolineato che «antifascismo» non significa solo opposizione a regimi passati, ma attitudine collettiva alla vigilanza, alla critica e alla tutela delle minoranze. Il valore dell’antifascismo come responsabilità civica costituisce oggi una bussola irrinunciabile contro ogni tentazione di apatia democratica.
Conclusioni e prospettive future
Il centenario della morte di Gobetti, celebrato con una cerimonia solenne e intensa al Teatro Carignano di Torino, rappresenta molto più di un anniversario storico: è un punto di partenza per una rinnovata coscienza pubblica. La presenza di Sergio Mattarella, la Lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky, la partecipazione delle istituzioni, degli intellettuali e degli studenti hanno contribuito a disegnare il profilo di un’Italia che non dimentica, ma che si interroga su sé stessa.
L’invito che giunge dalla giornata di Torino è chiaro: non esiste vera memoria storica senza responsabilità attuale. L’antifascismo, come ci ricorda Gobetti, è una scelta culturale e morale, una tensione permanente verso il bene comune, la difesa delle libertà e il rispetto per la dignità umana. È su questo terreno che si gioca il futuro della democrazia italiana ed europea. Il monito lasciato dal centenario è un’esortazione a non smarrire il valore della critica, della partecipazione e del dialogo, adattando i principi gobettiani al contesto del Terzo Millennio.
Ogni celebrazione che si rispetti non può prescindere da uno sguardo sul domani: solo depositando nelle nuove generazioni il testimone dell’impegno antifascista si potrà essere, davvero, all’altezza del sacrificio e del pensiero di un uomo come Piero Gobetti.