Milioni di euro stanziati per le gite scolastiche rischiano di tornare nelle casse dello Stato senza essere mai stati spesi. Il ministero dell'Istruzione e del Merito è intervenuto con una nota ufficiale per sbloccare la situazione, confermando che le risorse residue del cosiddetto Welfare gite, originariamente destinate all'anno scolastico 2023/2024, possono essere impiegate anche nel corso dell'anno scolastico 2025/2026. Ma la novità più rilevante non riguarda i soldi: riguarda chi decide come distribuirli.
Cos'è il Welfare gite e come funziona
Il bonus gite scolastiche, denominato ufficialmente Welfare gite, è un'agevolazione pensata per sostenere la partecipazione degli studenti delle scuole statali secondarie di secondo grado a viaggi di istruzione e visite didattiche. In termini concreti, si tratta di un contributo fino a un massimo di 150 euro per studente, riconosciuto alle famiglie con redditi bassi.
Il ministero aveva stanziato 50 milioni di euro per l'anno scolastico 2023/2024, destinandoli agli istituti superiori e fissando come requisito un ISEE non superiore a 15.000 euro, soglia già rivista al rialzo rispetto al limite iniziale di 5.000 euro, giudicato troppo restrittivo. L'agevolazione veniva riconosciuta automaticamente, fino a esaurimento delle risorse assegnate a ciascun istituto.
L'obiettivo dichiarato dal ministero era chiaro: garantire che le esperienze formative fuori dall'aula, considerate parte integrante del percorso scolastico, non restassero un privilegio riservato a chi può permettersele.
I fondi residui e il chiarimento del ministero
Nonostante le buone intenzioni, una parte significativa di quei 50 milioni è rimasta inutilizzata. Le ragioni sono molteplici: procedure complesse, scarsa informazione, tempistiche strette. Fatto sta che diverse scuole si sono ritrovate con fondi giacenti nei propri bilanci, senza sapere se potessero ancora spenderli.
Il rischio era concreto. Una norma prevede infatti che le somme trasferite alle scuole statali per progetti nazionali e regionali, se rimaste inutilizzate per tre esercizi finanziari consecutivi, vengano versate all'entrata del bilancio dello Stato. In pratica, soldi persi per le scuole e per gli studenti.
Il ministero ha sciolto il nodo con un comunicato diffuso alla fine del 2025: le istituzioni scolastiche possono utilizzare le risorse residue per un ulteriore esercizio finanziario, rispettando il vincolo di destinazione originario. Tradotto: quei fondi servono ancora per le gite, e possono essere spesi entro la fine dell'anno scolastico in corso.
La vera novità: i criteri passano alle scuole
È qui che il quadro cambia in modo sostanziale. Nel suo intervento, il ministero ha precisato che i criteri per l'impiego delle somme devono essere deliberati dal Consiglio di Istituto. Non è più Roma a dettare le condizioni di accesso. Ogni scuola può decidere autonomamente a chi destinare il contributo, secondo quali parametri e con quali procedure.
Questo significa che la soglia ISEE di 15.000 euro non è più un vincolo imposto dall'alto. Un istituto potrebbe decidere di alzarla, ampliando la platea dei beneficiari, oppure di introdurre criteri aggiuntivi legati al merito scolastico o alla partecipazione ad attività didattiche specifiche. Le regole, in sostanza, possono variare da scuola a scuola.
Restano fermi due punti:
- L'importo massimo del contributo rimane fissato a 150 euro per studente
- La finalità dell'agevolazione non cambia: sostenere gli studenti provenienti da famiglie in condizioni economiche svantaggiate
L'autonomia concessa ai Consigli di Istituto rappresenta un'arma a doppio taglio. Da un lato consente una maggiore flessibilità e aderenza alle esigenze del territorio. Dall'altro introduce inevitabili disparità: ciò che vale in un liceo di Milano potrebbe non valere in un istituto tecnico di Catania.
Come presentare domanda e cosa cambia per le famiglie
Anche le modalità operative sono cambiate. Le famiglie non devono più inviare la richiesta attraverso la Piattaforma Unica predisposta dal ministero. Le domande vengono ora gestite direttamente dalle segreterie delle singole scuole.
Per capire se si ha diritto al bonus, che può assumere la forma di un rimborso o di uno sconto sul pagamento della gita, è necessario:
- Consultare la circolare emessa dal proprio istituto con i dettagli della procedura
- Verificare di rientrare nei requisiti stabiliti dal Consiglio di Istituto
- Presentare la domanda alla segreteria scolastica entro i termini indicati
Non esiste più una scadenza unica nazionale. Ogni istituto può fissare tempi diversi, il che rende fondamentale monitorare le comunicazioni della propria scuola.
Scadenze e restituzione delle somme non spese
Il ministero ha fissato un termine chiaro: a conclusione dell'anno scolastico 2025/2026, le scuole dovranno compilare il consueto monitoraggio e restituire le eventuali risorse non spese. Senza ulteriori proroghe, le somme inutilizzate torneranno allo Stato.
È un meccanismo che mette pressione sugli istituti affinché impieghino effettivamente i fondi a disposizione. Ma solleva anche una domanda legittima: quante famiglie sono realmente a conoscenza di questa opportunità? La decentralizzazione della gestione, se non accompagnata da un'adeguata comunicazione, rischia di lasciare ancora una volta inutilizzate risorse destinate a chi ne ha più bisogno.
Il consiglio per le famiglie è semplice e diretto: contattare la segreteria della propria scuola superiore e chiedere se l'istituto dispone ancora di fondi del Welfare gite. In un contesto in cui i costi delle gite scolastiche possono rappresentare un peso significativo per i bilanci domestici, 150 euro di contributo possono fare la differenza tra partecipare e restare a casa.