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Premio Strega 2026: nel suo ottantesimo anno il più prestigioso riconoscimento letterario italiano svela i dodici finalisti
Cultura

Premio Strega 2026: nel suo ottantesimo anno il più prestigioso riconoscimento letterario italiano svela i dodici finalisti

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Annunciati al Tempio di Vibia Sabina e Adriano i dodici titoli in gara per il Premio Strega 2026. Tra romanzi storici e impegno civile, la dozzina celebra gli 80 anni del premio.

Sommario

La dozzina dell'ottantesimo anniversario

Ottant'anni esatti, gli stessi della Costituzione repubblicana. Il Premio Strega, il più longevo e prestigioso riconoscimento letterario italiano, entra nel vivo della sua edizione 2026 con la proclamazione dei dodici finalisti, avvenuta nella cornice solenne del Tempio di Vibia Sabina e Adriano a Roma. Una cerimonia che il presidente della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine, ha voluto caricare di significato istituzionale, definendo la selezione «una dozzina bella e buona», capace di «raccontare un pezzo importante della nostra identità» e di «rappresentare l'identità repubblicana». L'anniversario tondo ha evidentemente alzato l'asticella delle aspettative. E la qualità dei titoli selezionati, a giudicare dai nomi in gara, sembra rispondere alla sfida. Dai 79 libri inizialmente proposti si è arrivati a dodici opere che spaziano dalla narrativa storica alla riflessione politica, dal racconto intimo all'indagine sociale. Una selezione che, nelle parole degli organizzatori, non si limita a fotografare lo stato della letteratura italiana contemporanea, ma ambisce a dire qualcosa di più profondo sul paese che la produce e la legge.

I dodici titoli in gara

Ecco i nomi e le opere che si contenderanno il premio nelle prossime settimane. Maria Attanasio con La rosa inversa (Sellerio), Ermanno Cavazzoni con Storia di un'amicizia (Quodlibet), Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), Mauro Covacich con Lina e il sasso (La Nave di Teseo). E ancora: Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), Matteo Nucci con Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani). Completano la dozzina Christian Raimo con L'invenzione del colore (La Nave di Teseo), Elena Rui con Vedove di Camus (Lisa Ginzburg), Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi) e Marco Vichi con Occhi di bambina (Guanda). Colpisce la varietà editoriale: accanto ai grandi gruppi figurano case editrici indipendenti, segno di un ecosistema letterario ancora plurale. Einaudi piazza tre titoli, confermandosi fucina di narrativa italiana, mentre La Nave di Teseo ne schiera due. La presenza di Pitzorno, autrice amatissima da generazioni di lettori, aggiunge alla competizione un tocco di trasversalità generazionale.

Il ritorno del romanzo storico e dell'impegno civile

A tracciare il filo rosso della selezione è stata, come da tradizione, Melania Mazzucco. La scrittrice ha individuato nel ritorno del romanzo, spesso declinato nella forma del romanzo storico, il tratto dominante di questa edizione. Un fenomeno che Mazzucco interpreta come «testimonianza di un risveglio della coscienza civile», quasi che la narrativa italiana sentisse il bisogno di tornare a fare i conti con la Storia, quella con la maiuscola. Molto presente il sesso nei libri selezionati, assai meno l'amore, una distinzione che dice qualcosa sulla temperatura emotiva della letteratura contemporanea. Il lavoro resta invece quello che Mazzucco definisce un «tema carsico della letteratura italiana»: presente sottotraccia, affiora e scompare, senza mai diventare pienamente centrale. Un aspetto interessante, considerando quanto il tema della valorizzazione del capitale umano sia al centro del dibattito pubblico. Tommaso Giartosio e Giulia Caminito, finalisti dello Strega rispettivamente nel 2024 e nel 2022, hanno sottolineato la politicità diffusa dei romanzi in gara, rivendicando l'intreccio necessario tra impegno culturale e impegno politico.

Lo Strega Europeo alla tredicesima edizione

Parallelamente al premio principale, è stata annunciata anche la cinquina del Premio Strega Europeo, giunto alla tredicesima edizione. Cinque titoli in traduzione italiana che si contenderanno il riconoscimento: Nathacha Appanah con La notte nel cuore (Einaudi), Leila Guerriero con La chiamata. Storia di una donna argentina, Isabella Hammad con Entra il fantasma (Marsilio), Tonio Schachinger con In tempo reale (Sellerio) e Yael van der Wouden con Estranea (Garzanti). Il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi, ha fatto notare un dato significativo: la maggior parte degli autori selezionati ha origini extraeuropee. Una scelta non casuale. «Per noi l'Europa è uno spazio di libertà e accoglienza», ha dichiarato Petrocchi, caricando la selezione di un valore che va oltre il merito letterario. Come accade anche in altri ambiti della vita pubblica, dove istituzioni e fondazioni premiano figure che incarnano valori condivisi, il Premio Strega Europeo si conferma strumento di dialogo culturale tra mondi diversi.

Un premio che racconta l'identità repubblicana

Ottant'anni sono un arco temporale sufficiente per trasformare un premio letterario in un'istituzione culturale. Lo Strega lo è diventato, con tutti i pregi e i limiti che questo comporta. Sin dalla sua nascita, i finalisti e i vincitori vengono scelti da scrittori e scrittrici che hanno partecipato alle edizioni precedenti, un meccanismo di cooptazione che garantisce continuità ma alimenta anche, periodicamente, polemiche sulla rappresentatività della giuria. L'edizione 2026, tuttavia, sembra voler rispondere alle critiche con i fatti: una dozzina che mescola nomi consolidati come Mari e Pitzorno a voci più giovani come Uyangoda, narrativa pura e ibridi tra saggio e romanzo come il Platone di Nucci. La politicità dei testi selezionati, sottolineata da più voci durante la cerimonia, non è militanza di parte ma interrogazione sulla realtà. «La letteratura può effettivamente cambiare le cose», hanno ricordato Giartosio e Caminito. Resta da vedere se i lettori, oltre ai giurati, risponderanno a questa chiamata. Le prossime settimane diranno quale di questi dodici titoli conquisterà il premio più ambito delle lettere italiane.

Pubblicato il: 3 aprile 2026 alle ore 14:49

Domande frequenti

Quali sono i dodici finalisti del Premio Strega 2026?

I dodici finalisti includono autori come Maria Attanasio, Ermanno Cavazzoni, Teresa Ciabatti, Mauro Covacich, Michele Mari, Matteo Nucci, Alcide Pierantozzi, Bianca Pitzorno, Christian Raimo, Elena Rui, Nadeesha Uyangoda e Marco Vichi, con opere che spaziano dalla narrativa storica all'indagine sociale.

Quali temi emergono tra i libri selezionati per il Premio Strega 2026?

Tra i temi principali figurano il ritorno del romanzo storico, l'impegno civile, la riflessione politica e una forte attenzione all'identità repubblicana e alla coscienza civile. Il lavoro è presente come tema ricorrente, mentre la sessualità viene esplorata più dell'amore.

Cosa rappresenta il Premio Strega Europeo e quali sono i finalisti di quest'anno?

Il Premio Strega Europeo, giunto alla tredicesima edizione, valorizza opere straniere tradotte in italiano e promuove il dialogo culturale tra mondi diversi. I finalisti del 2026 sono Nathacha Appanah, Leila Guerriero, Isabella Hammad, Tonio Schachinger e Yael van der Wouden.

Come viene selezionata la dozzina del Premio Strega e quali sono le principali critiche al processo?

La selezione avviene tramite la cooptazione da parte di scrittori e scrittrici che hanno partecipato alle edizioni precedenti, garantendo continuità ma suscitando periodicamente critiche sulla rappresentatività della giuria.

Perché l'edizione 2026 del Premio Strega è considerata particolarmente significativa?

L'edizione celebra l'ottantesimo anniversario del premio e della Costituzione repubblicana, proponendo una selezione che intende rappresentare l'identità repubblicana e rispondere alle aspettative di rinnovamento e apertura generazionale e tematica.

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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